Inchiesta buoni pasto, il Comune impugna il decreto ingiuntivo

Tortoreto, uno dei commercianti indagati deve avere dal Comune 2.400 euro e si è rivolto al giudice L’ente ribadisce che chiederà i danni in un eventuale processo a carico dei due negozianti
TORTORETO. Il Comune impugnerà il decreto ingiuntivo ottenuto da Emiliano Guercioni per il caso dei buoni pasto e si costituirà anche parte civile all’eventuale processo, se così decidesse il gup, a carico dello stesso ex cartolibraio. Guercioni, insieme ad un altro ex collega di Tortoreto, è finito nell’inchiesta sul presunto ammanco economico al Comune di Tortoreto per i buoni pasto incassati e non versati. Il commerciante aveva ottenuto dal giudice di pace il provvedimento con cui si obbliga il Comune di Tortoreto a versargli 2.400 euro, oltre alle spese, quale residuo per differenza fra i rimborsi per la vendita dei libri delle scuole dell’obbligo ed i buoni pasto stessi.
Dunque, in base a questo provvedimento, Guercioni risulterebbe creditore verso l’ente pur restando incardinato davanti al gup il procedimento per i presunti mancati versamenti derivanti dalla vendita dei buoni pasto della refezione scolastica comunale. Secondo la ricostruzione effettuata dal Comune, rappresentato dall’avvocato Gabriele Rapali, nella prima fase dell’indagine contabile Guercioni risultava debitore di oltre 40mila euro frutto dei buoni mensa venduti e non riversati sul conto corrente comunale. Il Comune chiese ed ottenne un decreto ingiuntivo per la stessa cifra. A quel punto, il legale di Guercioni, Andrea Quaglietta, dimostrò come i versamenti fossero stati effettuati ma su un Iban diverso (quello della Tia erroneamente fornito dal Comune) sempre intestato allo stesso ente. Guercioni, a conti fatti, avrebbe vantato un ulteriore credito di oltre 7mila e 500 euro; la fattura venne inviata ma la piattaforma telematica dell’ente non l’accettò. Sulla base delle varie vicende, fra le parti s’intavolò una trattativa per risparmiare tempo e spese per cui, alla fine, il Comune avrebbe dovuto pagare a Guercioni poco meno di 2.400 euro. Proposta che aveva trovato il via libera dell’avvocato Rapali ma l’ente, comunque, non avrebbe rinunciato alla richiesta di risarcimento dei danni nel procedimento penale (su cui deve ancora esprimersi il gup). «I buoni pasto consegnati a Guercioni costituiscono denaro pubblico comunale affidati al terzo, esercente pubblico servizio di distribuzione dei buoni pasto», fa sapere l’amministrazione di Tortoreto, «i buoni pasto non costituiscono un credito commerciale del Comune nei confronti della ditta incaricata ma conferiscono a quest’ultima la qualifica di agente contabile di fatto, come tale obbligato alla restituzione del denaro pubblico incassato dagli utenti».
Quanto all’altro presunto creditore finito anche lui sotto inchiesta, che dovrebbe al Comune oltre 172mila euro, il Comune ha presentato ad agosto ricorso per decreto ingiuntivo che non è stato ancora emesso, fa sapere l’ente.
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