Inchiesta sulle carni a rischio L’imprenditore si difende

6 Giugno 2019

TERAMO. «Nessun magistrato si è posto a indagare sull’ipotesi che avessi mai adulterato sostanze alimentari tanto meno commerciato sostanze alimentari nocive». Così in una lettera dice la sua Paolo...

TERAMO. «Nessun magistrato si è posto a indagare sull’ipotesi che avessi mai adulterato sostanze alimentari tanto meno commerciato sostanze alimentari nocive». Così in una lettera dice la sua Paolo Ceci, l’imprenditore teramano agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta su un presunto commercio di pecore e capre immesse sul mercato senza le dovute certificazioni sanitarie. Ceci dichiara di essere «sempre stato un corretto commerciante di merce di prima qualità e le indagini che lo hanno riguardato si riferiscono esclusivamente a malintesi amministrativi originati da confusione burocratica». Fin qui le dichiarazioni di Ceci. Va tuttavia precisato che, come abbiamo riferito nei precedenti articoli, a pagina 2 dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Roberto Veneziano si contesta a Ceci e al suo dipendente Dino Ruggieri l’articolo 440 del codice penale: adulterazione e contraffazione di sostanze alimentare. Il gup scrive: «In concorso tra loro, prima che fossero distribuite per il consumo, adulteravano i capi ovini e caprini destinati alla macellazione rendendoli pericolosi alla salute pubblica». A pagina 5 si contesta il 444 del codice penale ovvero il commercio di sostanze alimentari nocive.