Inchieste e processi, una storia di 16 anni

Indagini anche sull’utilizzo dei teloni per coprire i rifiuti crollati e sulla gestione del percolato
TERAMO. Sedici anni di inchieste e processi hanno fatto la storia giudiziaria della discarica La Torre.
Fra tutte quella aperta subito dopo il crollo del febbraio 2006 e che portò davanti ai giudici ex amministratori e tecnici con l’accusa di disastro ambientale.
Un procedimento chiuso definitivamente nel 2019 dalla Cassazione che ha stabilito la non responsabilità degli imputati. La cronaca racconta che dopo il crollo della discarica venne dichiarato lo stato di emergenza e l'allora presidenza del consiglio stanziò due milioni per i lavori di messa in sicurezza. Ma per la Procura (è l’accusa alla base di un secondo processo ad alcune figure tecniche) quei lavori, affidati all’epoca alla prefettura come stazione appaltante, non sarebbero stati eseguiti come da progetto esecutivo.
Secondo la Procura sarebbe stato fatto meno di quanto previsto. In particolare, i teloni stesi per coprire l'enorme cumulo di rifiuti della discarica crollata non sarebbero stati sufficienti così come l’adozione di altre misure. Quell’inchiesta, all’epoca, nacque dalle denunce del comitato dei residenti di contrada La Torre che per anni si sono battuti per denunciare e sollecitare interventi.
L’ultimo procedimento giudiziario, ancora in corso, riguarda la gestione del percolato e degli impianti di biogas dopo la chiusura del sito: in questa occasione la Procura ipotizza delle violazioni delle normative del testo unico sull’ambiente.(d.p.)

