Infermiera morta a 29 anni avrà la laurea alla memoria

28 Giugno 2023

Marzia Di Pietro, stroncata dalla malattia, non è riuscita a discutere la sua tesi  La cerimonia si terrà all’Aquila il 21 luglio nella facoltà di Scienze infermieristiche

CAMPLI. Il suo più grande desiderio era di discutere la tesi al termine del corso di laurea magistrale in infermieristica nonostante l’avanzare della malattia che l’aveva colpita tre anni prima. Marzia Di Pietro di Campli non ce l’ha fatta: le sue condizioni sono peggiorate e a febbraio si è spenta a soli 29 anni. Il suo desiderio però si realizzerà il 21 luglio, quando assumerà anche la forma del ricordo di una studentessa capace, di una professionista attenta e di una ragazza sensibile e sempre con il sorriso sulle labbra.
Ci sarà sua sorella Martina, insieme ai genitori Raffaele e Annamaria, a ritirare la laurea magistrale in Scienze infermieristiche alla memoria che l’università dell’Aquila le conferirà per la tesi in anestesia di cardio con relatore il docente Valerio Di Giamberardino. Marzia già lavorava nel reparto di cardiologia del Mazzini dopo aver superato il concorso bandito dalla Asl e nel frattempo aveva sostenuto e superato tutti gli esami del corso magistrale, compreso il tirocinio, nonostante le cure invasive e dopo un difficile e delicato intervento chirurgico a Milano. Il suo desiderio, dopo la prematura scomparsa, era diventato anche quello della famiglia ed è stato realizzabile grazie alla richiesta presentata da un’amica e collega della 29enne, Claudia Nanno, che è anche tutor al corso in infermieristica, e accolta dai presidenti del corso di laurea magistrale Loreto Lancia e triennale Cristina Petrucci. Sarà una giornata piena di emozioni con gli amici di Marzia e con il pensiero a tutti i pazienti che coccolava e ai quali dedicava la sua preparazione, ma soprattutto la sua grande umanità. «Marzia era una ragazza di spessore, una professionista seria dedita al lavoro e ai pazienti, soprattutto quelli più deboli, ai quali dava amore», sottolinea commossa Nanno, «il giorno che aveva scoperto la malattia si era preoccupata di non saltare il turno in ospedale e questo basta a far capire che era una persona speciale».
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