Infuria la polemica politica sullo scontro sindaco-Ruzzo

3 Luglio 2020

TERAMO. Sul lodo arbitrale per il Ruzzo infuria la polemica politica. La maggioranza comunale, tranne Italia Viva, fa quadrato intorno al sindaco Gianguido D’Alberto contro i vertici della società...

TERAMO. Sul lodo arbitrale per il Ruzzo infuria la polemica politica. La maggioranza comunale, tranne Italia Viva, fa quadrato intorno al sindaco Gianguido D’Alberto contro i vertici della società acquedottistica. Nel mirino la presidente Alessia Cognitti che ha definito una «sconfitta umiliante» del primo cittadino il pronunciamento sulla legittimità della sua elezione. Per i gruppi di maggioranza si tratta dell’ennesimo attacco all’amministrazione cittadina «dimenticando di dire che quanto deciso dagli arbitri è conseguenza di una nuova elezione del Cda, fatta in fretta e furia e a meno di un anno dalla precedente, proprio nel tentativo di sanare le irregolarità che il Comune aveva rilevato nel giudizio». Secondo gli alleati non si spiega altrimenti il repentino riaffidamento degli incarichi. «Il lodo arbitrale nello stabilire la cessazione dei motivi del contendere proprio a seguito della ritirata di cui sopra», evidenziano, «ha accolto la tesi del Comune in merito alla mancata trasparenza e non trasmissione degli atti agli organi di vigilanza».
I coordinatori comunali e provinciali di Italia Viva, però, ritengono di pura fantasia la versione fornita da sindaco e maggioranza. «Il pronunciamento della giustizia è a favore della Ruzzo Reti e dichiara soccombente il Comune», evidenziano, «assegnando la più grande e sonora sconfitta amministrativa e politica a D’Alberto, che non riesce a svolgere il ruolo che compete al primo cittadino di un capoluogo di provincia». A detta dei dirigenti del partito, a cui fa riferimento Cognitti, sindaco e giunta hanno un solo modo per porre rimedio: «Pagare di tasca propria le spese legali del ricorso intentato per capricci fallimentari».
Per il Pd prende posizione pro D’Alberto anche la presidente regionale Manola Di Pasquale. «La nomina dell’attuale Cda è un atto di forza e di arroganza, teso esclusivamente a perpetuare un privilegio», afferma, «facendo conservare ad alcuni postazioni di comando necessarie a consolidare un sistema teso alla tutela di interessi di pochi, non certo dei cittadini». La dirigente Dem imputa all’organismo di vertice del Ruzzo l’aumento dei costi di gestione e la presentazione «di un bilancio in attivo, solo perché ha ritenuto bene di nascondere milioni di euro di debiti, dietro vetusti e irrecuperabili crediti». La reazione del centrodestra arriva per voce del consigliere comunale di “Oltre’’ Luca Corona, secondo cui Di Pasquale «dimentica» che sono state le gestioni di centrosinistra a produrre i 106 milioni di debiti del Ruzzo. Il Cda formato da Cognitti, Alfredo Grotta e Antonio Forlini, a cui è subentrato dall’inizio dell’anno Alberto Fagotti, ha avviato invece il risanamento dei conti. Corona si rivolge direttamente a Di Pasquale e Pd rimarcando che «il consiglio di amministrazione è pienamente legittimo e operativo dopo essere stato eletto da una larga maggioranza di sindaci e non vi consentirà di rimettere le mani sull’acquedotto almeno fino al 2023, onde evitare che possiate rifare i danni del passato».
Italia Viva ritiene, invece, che la presidente del Pd debba supportare le sue gravi affermazioni con prove documentali: «In caso contrario», scrive, «ci troveremmo dinanzi a una frattura istituzionale senza precedenti che riverbererà i suoi effetti negli anni a venire».
Gennaro Della Monica
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