Ingv: la sequenza sismica non è ancora terminata

24 Agosto 2021

Il presidente Doglioni: «È una delle serie più importanti del secolo in Italia In cinque anni 124mila scosse nell’area dopo quella di Amatrice di magnitudo 6»

TERAMO. «Dal 24 agosto 2016, la rete sismica nazionale dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha registrato oltre 124mila eventi e la sequenza sismica “Amatrice-Norcia-Visso” ancora non è terminata»: così il presidente dell’Ingv Carlo Doglioni, in una lunga nota in cui fa il punto sulla ricerca scientifica e sul monitoraggio sismico a cinque anni dal terremoto di Amatrice di magnitudo 6.0 che ha dato il via «a una delle più importanti sequenze sismiche che ha colpito il territorio nazionale in questo secolo. Nell’area epicentrale si è mobilizzato un volume crostale di circa seimila chilometri cubici in un’area di circa mille chilometri quadrati, ma i danni si sono risentiti su un territorio almeno otto volte più grande».
Continua Doglioni: «È importante ricordare i terremoti, perché il nostro cervello tende invece a voler rimuovere il ricordo delle tragedie, mentre invece la memoria di questi eventi terribili ci aiuta a porre in essere tutte le possibili strategie difensive dagli eventi futuri che inevitabilmente torneranno. Le nostre armi sono avanzare nelle conoscenze scientifiche per poter costruire una società resiliente alle catastrofi e diffondere la cultura della prevenzione. Per me l’evento di Amatrice è stato una frustata dolorosa dal punto di vista umano ma, come scienziato, uno stimolo forte per studiare con sempre maggiore determinazione l’origine dei terremoti».
Quindi sulla previsione dei terremoti: «La speranza c’è, ma l’obiettivo è ancora lontano, anche se si comincia a intravederne la possibilità. In Italia abbiamo registrato in media 20-25 terremoti distruttivi al secolo ed è quindi ragionevole attendersi un evento ogni 4-5 anni. Questa è la statistica. Non siamo in grado di prevedere dove e quando sarà il prossimo evento sismico per la sola ragione che ancora non conosciamo sufficientemente tutti i parametri e le condizioni fisiche che portano all’enucleazione di un terremoto. Sappiamo, però, che questo obiettivo è possibile: si tratta di studiare e misurare capillarmente tutto quello che la Terra ci permette di misurare: variazioni della sismicità, delle falde acquifere, delle modificazioni nel sottosuolo della velocità delle onde sismiche, delle variazioni delle velocità tra le stazioni GPS, ecc», continua il presidente dell’Ingv, «anche a seguito dello stimolo della sequenza iniziata col terremoto di Amatrice, l’Istituto sta investendo moltissimo nell’implementazione e nell’infittimento delle reti multiparametriche di monitoraggio che, grazie anche all’intelligenza artificiale e l’utilizzo di grandi sistemi di calcolo, ci permetteranno forse di avere col tempo stime previsionali affidabili».
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