Insalata di mare alla salmonella Condannato il ristoratore
Sei mesi al titolare del self service dove venne servito il piatto contaminato, assolti cuoco e inserviente Più di cento persone rimasero intossicate e per molte di loro fu necessario il ricovero in ospedale
TERAMO. C’era la salmonella nell’insalata di mare servita in un self service di Roseto. La mangiarono in tanti, più di cento persone e tutti si sentirono male. Chi in modo più grave, chi in maniera più lieve, ma per quasi tutti fu necessario il ricorso alle cure dei medici. Erano talmente tanti che quel giorno, una domenica del luglio 2010, i quattro ospedali della provincia di Teramo ebbero molte difficoltà a visitarli e tutti, e per molti di loro fu necessario il ricovero.
Per quella vicenda tre persone erano finite sotto processo: il titolare del self service Giuseppe Cerquitelli, il cuoco Giuseppe Marrone e l’inserviente di cucina Filomena Malospirtiti, tutti accusati di lesioni colpose e somministrazione di alimenti nocivi.
Ieri è svolta l’udienza conclusiva del processo e il giudice monocratico Franco Tetto ha condannato il titolare del self service Cerquitelli a 6 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) per il solo reato di somministrazione di alimenti nocivi, assolvendo invece il cuoco e l’inserviente da tute le imputazioni.
Il batterio della salmonella si trovava solo nell’insalata di mare, il piatto più richiesto quel giorno dai tanti clienti che stavano trascorrendo la giornata al mare: chi aveva scelto altri piatto non aveva avuto alcuna conseguenza. «Ero al mare con un amico», aveva raccontato un giovane che era stato portato all’ospedale di Teramo, a e pranzo siamo andtai in quel self service:io ho preso l’insalata di mare, lui una frittura di pesce. Dopo alcune ore io ho iniziato a sentirmi male mentre a lui non è successo niente». Il giovane che raccontava queste cose era stato uno dei più fortunati perché per lui fu sufficiente una cura farmacologica, mentre altri clienti del self service se la videro molto brutta: in alcuni casi i ricoveri durarono diversi giorni.
Molte delle persone intossicate sono state risarcite in sede civile, altre 27, invece, presentarono denuncia penale costituendosi parte civile, anche se nel corso del processo ci sono state molte remissioni di querela. Il giudice ha stabilito il pagamento di una provvisionale per le parti civili rimaste, che verranno risarcite in misura da stabilirsi in altra sede. «Il giudice ha accettato le nostre richieste provvisionali per risarcire le vittime come acconto», ha commentato uno dei legali di parte civile, l’avvocato Daniele Contrisciani, «demandando la quantificazione completa in un eventuale separato giudizio civile. Tuttavia saremmo anche disposti ad un accordo per chiudere la vicenda risarcitoria definitivamente; questo processo si è andato lungo nel tempo perchè trasferito dal soppresso tribunale di Atri altrimenti la sentenza sarebbe arrivata prima».
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