“Insieme possiamo” in campo per rompere con il passato

18 Maggio 2018

La lista che fa capo a D’Alberto punta sulla discontinuità con un mix di esperienza e rinnovamento  «È la miscela esplosiva per riportare legalità, etica, dialogo e partecipazione al governo della città»

TERAMO. «Discontinuità». È questa la parola chiave della campagna elettorale di “Insieme possiamo”. La lista, nata dal gruppo consiliare creato poco più di un anno fa dall’ex capogruppo Pd e oggi candidato sindaco Gianguido D’Alberto, fa della rottura con i «metodi del passato» il proprio tratto distintivo su chiede consenso ai cittadini. A sottolineare la specifica vocazione al «cambiamento reale» del gruppo di aspiranti consiglieri è anche lo slogan: “Scrivere una storia diversa”, che campeggia sui manifesti affissi nella sede di via Cerulli Irelli. Addossato a una parete c’è anche un pianoforte, strumento non tipico da campagna elettorale, e il jazzista Paolo Di Sabatino, schierato in un’altra lista ma alleato di D’Alberto, regala alla platea una breve introduzione musicale. A fare gli onori di casa, presentando i candidati, è uno dei “veterani” del gruppo, l’ex consigliere Pd Enzo Montani che affianca l’aspirante sindaco pur non essendo in lista. «Tutti parlano di rinnovamento rispetto al recente passato», osserva, «ma il più credibile è D’Alberto perché fin dal 2009 ha combattuto le amministrazioni che hanno portato la città al disastro».
Sullo schermo del televisore a parete scorrono le immagini del video realizzato dalla candidata Nancy Fazzini con un jingle che gioca con le parole «insieme possiamo». È una rielaborazione originale e creativa del messaggio lanciato alla lista nella quale D’Alberto dice di specchiarsi per rendere concreto il sogno di dare alla città un nuovo impulso di risanamento e sviluppo. Dagli aspiranti consiglieri che si susseguono al microfono gli arrivano attestati di fiducia e di stima associati a dichiarazioni d’impegno per il perseguimento «degli interessi collettivi e non di quelli particolari e di spartizione del potere che hanno caratterizzato il vecchio sistema». Parlano le ex consigliere Francesca Chiara Di Timoteo, Ilaria De Sanctis e Maria Rita Santone, ma anche Graziella Cordone, che quattro anni fa è stata candidato sindaco, Andrea Core e un altro veterano della politica e del consiglio comunale come Vincenzo Cipolletti. Sono una parte del «mix esplosivo» di esperienza e rinnovamento che, secondo D’Alberto, rappresenta il propellente della sua lista civica. «Abbiamo tracciato un solco profondo di separazione con i metodi del passato», spiega il candidato primo cittadino quasi evocando l’atto mitologico della fondazione di Roma, «e in tanti ci stanno accompagnando lungo il percorso». D’Alberto fa riferimento all’eredità pesante lasciata alla dalla passata amministrazione. «Ci aspetta una sfida difficile», scandisce, «ma ce la faremo». Il candidato sindaco detta alcune priorità del suo «programma credibile per il rilancio della città». Al primo posto indica una questione di metodo. «Dobbiamo ripristinare partecipazione, dialogo, etica e legalità», tiene a precisare, «che sono stati abbandonati dal “modello Teramo” che ora si ripropone in maniera maldestra tentando di ricostruirsi una verginità politica».
Da completare ci sono poi «tante incompiute come il recupero del teatro romano», ma il candidato sindaco per i suoi primi cento giorni di amministrazione fissa due obiettivi: il varo del piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche e il riavvio delle assegnazioni di alloggi pubblici rimaste bloccate a causa del «fallito progetto di housing sociale per via Longo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA