Insulta il sindaco su Facebook A processo per diffamazione

9 Maggio 2018

Sotto accusa un post contro Mastromauro: «Sale sul trono e saltella come una scimmia» Il primo cittadino di Giulianova testimone in aula: «Io e la mia famiglia ci siamo stati molto male» 

TERAMO. Racconta in aula il sindaco di Giulianova: «Frasi che mi hanno colpito profondamente, che hanno colpito la mia famiglia. Ci sono stato male e ci sto male ancora oggi perchè la reputazione di una persona è una cosa seria». Francesco Mastromauro parla come parte offesa nel processo in cui una donna è accusata di averlo diffamato su Facebook.
Sotto accusa un post in cui la stessa ha scritto: «Prima di salire sul palco a saltellare come una scimmia un sindaco seduto sul trono che appartiene al popolo dovrebbe pensare che migliaia di persone a Giulianova non hanno lo stesso stato d’animo e nessuna voglia di assistere alla performance del macaco ballerino che si diverte alla loro faccia». Aggiungendo: «Continuerò a rappresentare la parte più debole e indifesa della società contro personaggi putridi come voi inquilini illegittimi del nostro comune affinchè venga restituita ai poveri la ricchezza che avete rubato...la mia voce... la mia penna, le mie azioni saranno sempre dirette a combattere le vostre cospirazioni in atto e non avranno tregua fino alla vostra estinzione». Il post risale al 2016 nell’ambito di una polemica innescata con alcuni residenti di via Filetto.
La donna è finita a processo con un’imputazione coatta dopo che la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Richiesta non condivisa all’epoca dal gip Roberto Veneziano che nella sua ordinanza aveva scritto: «Si tratta di farneticazioni diffuse solo a scopo di denigrazione e scherno, stante il tenore complessivo delle frasi che il diffusore di quei pensieri aveva opposto, in tal modo innescando reazioni, da parte di altri utenti del medesimo social network, che venivano sollecitati ad unirsi al coro di insulti diretti nei confronti del pubblico ufficiale, ormai ridotto ad uno zimbello da quella improvvisata paladina degli oppressi e dei deboli senza alcuna considerazione delle conseguenze lesive che quella aggressiva campagna diffamatoria avrebbe potuto causare nella sfera personale e professionale del sindaco verso la cui figura venivano indirizzati i moti reattivi di quanti, fagocitati dalla loro insoddisfazione esistenziale, avrebbero potuto rinvenire un bersaglio per veicolare i loro umorali malcontenti».
E ancora: «La gratuita ingiuria su di lui convergente (il sindaco (ndr) consentiva a quella scriteriata iniziativa di raggiungere picchi di disvalore di non modesto spessore, finendo con il rivestire un carattere maggiormente offensivo, denotando non solo la intenzionale direzione demolitiva di quelle aggressive affermazioni, ma valorizzandone la carica di codarda animosità i cui effetti ben potevano essere previsti se rapportati al ristretto bacino di risonanza all’interno della comunità sociale del centro costiero». Mastromauro, parte civile, è rappresentato dall’avvocato Claudia Vanni. Il processo davanti al giudice Carla Fazzini è stato aggiornato a luglio.(d.p.)
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