Intasca i soldi dei loculi: a processo

Impiegata comunale avrebbe sottratto sessantamila euro falsificando le firme del sindaco e di un dirigente
GIULIANOVA. Nell’arco di pochi anni, tra il 2009 e il 2010, avrebbe intascato circa sessantamila euro falsificando i bollettini per il pagamento dei servizi cimiteriali e gli atti per la concessione dei loculi. Soldi versati dai contribuenti giuliesi e destinati alle casse comunali, ma che invece sarebbero finiti dritti dritti nelle sue tasche.
E’ questa l’accusa di cui dovrà rispondere al tribunale di Teramo –nel processo che inizierà il 1° settembre prossimo – una dipendente del Comune di Giulianova, Adele Crocetti, ora in pensione, imputata di peculato, falso e truffa. La donna è stata rinviata a giudizio nell’udienza preliminare che si è svolta ieri, dal gup Domenico Canosa, il quale ha accolto la richiesta formulata in tal senso dal pubblico ministero Laura Colica.
Per arrivare a intascarsi i soldi versati dai cittadini per i loculi e i servizi cimiteriali, l’impiegata avrebbe anche falsificato le firme del sindaco Francesco Mastromauro e del dirigente comunale Andrea Sisino, e per questo motivo sia l’amministrazione civica che il dirigente si sono costituiti parte civile nel procedimento contro la dipendente. Costituito anche uno dei cittadini truffati dalla donna, uno di quelli che aveva fatto dei versamenti per acquistare dei loculi al cimitero. In alcun casi – stando ai risultati delle indagini condotte all’epoca dalla sezione di polizia giudiziaria della Forestale – i soldi venivano versati direttamente nelle mani dell’impiegata, che poi rilasciava ricevute di pagamento fasulle falsificando le firme del dirigente del Comune e dello stesso sindaco.
Nell’ottobre scorso Adele Crocetti era già comparsa davanti al giudice per l’udienza preliminare per essere giudicata con il rito abbreviato, come lei stessa aveva chiesto. In quell’udienza il pubblico ministero Colica aveva chiesto una condanna a quattro ani di reclusione, una richiesta formulata tenendo conto del fatto che il giudizio con rito abbreviato comporta la riduzione di un terzo della pena. Il giudice Canosa, però, al termine dell’udienza preliminare aveva ravvisato nel comportamento dell’impiegata del Comune di Giulianova un peculato più grave di quello che le veniva inizialmente contestato, per cui aveva rinviato gli atti al pubblico ministero affinché venisse riformulato il capo di imputazione. Si è arrivati dunque alla nuova udienza preliminare che si è svolta ieri: niente processo abbreviato e rinvio a giudizio davanti al tribunale in composizione collegiale per truffa, falso in atto pubblico e peculato mediante profitto dell’errore altrui. Con il processo ordinario, senza sconto di pena, la dona rischia ovviamente una condanna più pesante, sempre se le accuse a suo carico verranno confermate durante il dibattimento.
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