Interessi del 600 per cento: tre arresti

13 Dicembre 2018

Una coppia giuliese in carcere con l’accusa di usura ed estorsione, ai domiciliari una loro presunta complice teramana

TERAMO. Quei soldi, appena settemila euro, le servivano per evitare la vendita della casa dopo il fallimento dell'azienda. Un prestito che però si era trasformato da subito in un vero e proprio incubo per la donna, un'imprenditrice di Silvi, che alla fine, stanca delle minacce e del tentativo, da parte degli strozzini, di spingerla ad accendere un mutuo intestato al figlio, si è decisa a denunciare tutto agli agenti del commissariato di Atri facendoli arrestare. A finire in manette, su ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Teramo su richiesta del pm Enrica Medori, una 43enne giuliese e il suo compagno rom di 36 anni, accusati di usura ed estorsione e per i quali è stato disposto il carcere (dove erano già detenuti per altri motivi), e una 56enne teramana, loro complice, accusata invece di tentata estorsione e alla quale sono stati concessi i domiciliari.
I fatti contestati ai tre risalgono allo scorso anno quando l’imprenditrice aveva deciso di chiedere un prestito ad una coppia di Giulianova. Soldi che i due le avrebbero concesso, dandole la somma in tre rate ma pretendendo un interesse mensile del 50 per cento, pari di fatto al 600 per cento annuo. Una condizione che l'imprenditrice avrebbe accettato nella convinzione di riuscire a restituire quanto prima quei soldi. Ed in effetti, dall'estate del 2017 fino alla fine dello stesso anno, sarebbe riuscita a restituire ai due strozzini oltre 15mila euro. Somma che gli avrebbe corrisposto in parte in contanti ed in parte attraverso l'assunzione fittizia, ma retribuita, del figlio della donna nell'azienda di suo figlio. Ma i due, non soddisfatti, le avrebbero contestato dei ritardi nei pagamenti e così le avrebbero chiesto altri 12mila euro, iniziando a minacciarla con telefonate, sms, messaggi su whatsapp e aspettandola sotto casa e fuori dal posto di lavoro. Ma non solo. Perché di fronte all'impossibilità, da parte dell'imprenditrice, di far fronte a quell'ulteriore richiesta, avrebbero cercato di costringerla a recuperare i soldi attraverso l'accensione di un mutuo intestato al figlio. Mutuo per il quale le relative garanzie gli sarebbero state fornite dalla complice 56enne, che gli avrebbe procurato buste paga e cud necessarie per convincere la banca ad erogare la somma richiesta: in tutto 16mila euro, di cui 12 mila per i due strozzini e 4mila per l'intermediaria. Proprio di fronte a quella richiesta l'imprenditrice avrebbe però trovato il coraggio di dire no, ribellarsi e denunciare tutto alla polizia di Atri, con le successive indagini, delegate alla squadra mobile della questura di Teramo.
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