Intoppi burocratici bloccano 80 milioni per le imprese edili

Terremoto 2017, molti Comuni ancora non rendicontano alla Regione i lavori svolti in somma urgenza L’Ance: fermo anche l’acquisto di case per gli sfollati, i costruttori hanno gli appartamenti “congelati”
TERAMO. Terremoto 2016, bloccati circa 80 milioni destinati alle imprese edili teramane per intoppi burocratici. Mentre ancora pende la spada di Damocle della restituzione degli sgravi fiscali legati al terremoto 2009, sono aperti altri due fronti, relativi però all’abbinata terremoto-neve del gennaio 2017.
A segnalare i ritardi che penalizzano le imprese impegnate nella ricostruzione è l’Ance. Molti degli appalti commissionati in “somma urgenza” per il ripristino di infrastrutture pubbliche dopo le scosse e la nevicata non sono stati pagati, a causa della loro mancata rendicontazione alla Regione da parte degli enti locali. Si tratta in molti casi di interventi svolti da oltre un anno.
«Si è creata una situazione difficilissima» afferma il presidente dell’Ance Raffaele Falone «le imprese hanno risposto immediatamente alle richieste di intervento in emergenza ma non si aspettavano di dover attendere così a lungo per i pagamenti perché i Comuni, non rendicontando le spese fatte alla Protezione Civile, impediscono a quest’ultima di trasferire le risorse necessarie; si tratta infatti di opere interamente finanziate dalla Protezione civile e che non pesano affatto sui bilanci dei Comuni». La posta in gioco non è di poco conto. Ci sono Comuni, come Campli, che devono rendicontare lavori per tre milioni, Teramo sta rendicontando ora per una cifra simile. La situazione è a macchia di leopardo: alcuni Comuni hanno presentato la documentazione alla Protezione civile della Regione che ha pagato, altri ancora no. E in questi casi le imprese che sono intervenute per riparare scuole, strade, cimiteri, per esempio, hanno percepito solo un acconto.
C’è poi il caso degli affidamenti in somma urgenza operati dalla Provincia, correttamente rendicontati, per i quali si è ancora in attesa del trasferimento dei fondi da Roma, visto che in questo caso è competente la Protezione civile nazionale. Gli importi si aggirano sui 20 milioni.
Ma non è tutto. C’è la partita dell’acquisto di alloggi nuovi da dare agli sfollati. La Regione ha pubblicato il bando 28 aprile 2017; la graduatoria è stata emanata il 25 ottobre: in ballo c’è l’acquisto di 250 appartamenti, di cui 166 in provincia di Teramo. Basti pensare che a Teramo sono 52 le case da acquistare, 19 a Montorio, 24 a Mosciano, 16 a Sant’Omero, per citare i numeri maggiori. Il controvalore totale è 67 milioni, circa 50 sono relativi alla provincia di Teramo. Ma un esposto ha dato l’avvio a una indagine della magistratura contabile che ha bloccato tutto.
«Nel frattempo», spiega l’Ance, «le imprese che hanno offerto le case non hanno riscosso il prezzo pattuito e non possono vendere liberamente i propri beni e per di più vivono grossi problemi di liquidità ed il blocco dei cantieri. Viceversa le famiglie sfollate sono ancora sistemate in alloggi provvisori e lo Stato continua a pagare l’autonoma sistemazione fino a 60mila euro annue per nucleo familiare alloggiato in albergo».
«Chiedo a tutte le autorità, ai rappresentanti politici, ai dirigenti degli enti interessati» conclude il presidente «di fare uno sforzo per facilitare il completamento delle procedure che attengono ai pagamenti degli appalti effettuati ed al trasferimento delle case da destinare agli sfollati. L’Ance convocherà a breve un incontro sul tema».
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