Intossicata dalla protesi la fa sequestrare dal pm

31 Marzo 2015

Donna teramana afflitta da elevati valori di cromo e cobalto nel sangue si opera oggi per rimuovere l’apparecchio dall’anca e denuncia la DePuy

TERAMO. Insieme alla denuncia-querela con la quale chiede alla magistratura di vedersi riconoscere un danno biologico ha presentato un’istanza di sequestro probatorio. Sostiene di essere stata gravemente intossicata dal cromo e dal cobalto rilasciati da una protesi all’anca difettosa, e a sostegno della propria tesi chiede alla procura della Repubblica di sequestrare l’impianto, che va considerato come oggetto del reato. Lei è una donna teramana di 71 anni, A.B., che proprio oggi in una clinica privata marchigiana verrà operata per la rimozione della protesi. L’istanza di sequestro probatorio avanzata dall’avvocato della donna, Wania Della Vigna, ha trovato accoglimento da parte del pubblico ministero Stefano Giovagnoni. La clinica in questione dovrà consegnare alla Procura teramana l’impianto metallico, che farà parte del fascicolo d’inchiesta.

Si tratta di uno dei tanti casi che riguarda protesi prodotte dalla DePuy, una società che fa capo alla multinazionale Johnson & Johnson. Queste protesi sono state ritirate dal mercato nel 2010 dalla stessa società produttrice, che ha poi avviato attraverso le Asl una campagna informativa rivolta ai pazienti già operati. A.B., che si era impiantata la protesi nel 2009 all’ospedale di Teramo, ha ricevuto nel 2011 una lettera nella quale le si rivelavano le anomalie del prodotto e la si invitata a rivolgersi alla clinica marchigiana nella quale oggi verrà operata per effettuare controlli periodici. La signora ha cominciato gradualmente a lamentare dolori all’anca e i prelievi di sangue hanno attestato un aumento costante dei valori del cromo e del cobalto, fin quando negli ultimi mesi la situazione è precipitata. La donna, non potendo più neanche camminare per i fortissimi dolori, si è sottoposta a visita urgente ed esami nella clinica e le sono stati riscontrati livelli tossici tali da richiedere un nuovo intervento chirurgico per la rimozione della protesi.

La denuncia-querela predisposta dall’avvocato Della vigna chiama in causa sia i vertici della DePuy Italia che la Asl di Teramo ipotizzando il reato di lesioni personali. Ovviamente l’obiettivo è arrivare a un processo e costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento dei danni subiti.

In diverse aule del tribunale di Teramo pendono altre controversie riferite alle protesi difettose. Di recente il giudice civile Eloisa Angela Imbesi di fronte alla richiesta di risarcimento da 400mila euro avanzata dall’avvocato di una 60enne teramana ha disposto una perizia medico-legale per accertare se l’intossicazione da metallo da cui la donna è affetta sia stata causata direttamente dalla protesi che le fu impiantata. La vicenda, insomma, è in divenire e i punti fermi ancora pochi. Forse nessuno.(d.v.)

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