Investì e uccise poliziotto in bici, a processo

Rinviato a giudizio il giovane alla guida dell’auto, non si fermò sul posto e si costituì ai carabinieri
TERAMO. Nell’estate di due anni fa era alla guida dell’auto che travolse e uccise Renzo Lanci, 47enne agente di polizia penitenziaria in servizio a Castrogno, che quel pomeriggio era in bicicletta: Pietro Di Fabio, 26enne di Sant’Omero, è stato rinviato a giudizio dal gip Roberto Veneziano. Il 21 febbraio del prossimo anno comparirà a processo con l’accusa di omicidio colposo.
Quel giorno l'investitore non si fermò e Lanci fu soccorso da un'autoambulanza che passava casualmente su quel tratto di strada. Trasportato all’ospedale di Sant’Omero e successivamente a Teramo il 47enne morì dopo due ore dall'incidente per la gravità delle ferite riportate. Quello stesso giorno, a distanza di alcune ore, il ragazzo che guidava l'auto che aveva investito il ciclista si presentò in caserma a Bellante, accompagnato dai familiari, ammettendo di essere il conducente della vettura grigia notata da alcuni residenti del posto.
Lanci, agente di polizia penitenziaria molto conosciuto in città con l’hobby della moto e della bicicletta, il 9 luglio del 2014 stava affrontando una semicurva a Floriano di Campli dopo aver fatto un giro sulla due ruote. Secondo la ricostruzione fatta all’epoca dei fatti dai carabinieri la Stilo grigia era arrivata sulla sua stessa corsia prendendolo in pieno e facendogli fare un volo di quasi dieci metri. Il ciclista era atterrato pesantemente sull’asfalto, senza possibilità di ripararsi.Il guidatore dell’auto non si era fermato.
Lanci era rimasto seminconsciente a terra, con gravissimi traumi su tutto il corpo. Traumi che dopo quasi due ore ne determinarono la morte. Ad accorrere per primi furono gli abitanti delle case a ridosso della strada. Uno di loro, tra l’altro, salì sulla sua Panda e tentò un disperato inseguimento dell’auto pirata, che però aveva già fatto perdere le sue tracce. «Io ero seduto fuori casa», aveva raccontato quella sera un testimone, «e ho sentito un botto. Mi sono sporto a vedere che cosa era successo e dalla mia visuale non ho potuto vedere il ciclista, ma ho visto una macchina grigia che fuggiva». I soccorritori avevano subito capito che la situazione era molto grave: avevano tentato di stabilizzare e di prestargli le prime cure. Poi dall’ospedale di Sant’Omero era arrivata una seconda ambulanza, che aveva portato l’uomo al pronto soccorso dell’ospedale di Teramo. Qui l’agente aveva trovato ad aspettarlo un rianimatore, che per oltre un’ora aveva tentato di tutto per salvare la vita all’agente di polizia penitenziaria appassionato di ciclismo e moto.(d.p.)
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