«Io come Pinocchio» Il detenuto Valentini scrive la sua storia
L’ex gestore di un circolo in carcere per truffa e ricettazione «Ho sbagliato ma sto pagando, la famiglia è la mia forza»
TERAMO. La speranza di un futuro può essere meno complessa di come ce la raccontiamo. Perchè in quell’arcipelago intimo chiamato serenità si cresce nel solco del proprio destino. Lodovico Valentini, 51 anni, teramano, per anni titolare di un conosciuto circolo del capoluogo, ti porta dritto al cuore del suo: dal sogno di diventare batterista nella città in cui muoveva i primi passi Ivan Graziani alla realtà di un carcere.
Da più di cinque anni Valentini è detenuto a Castrogno per una serie di condanne per truffa e ricettazione di assegni: finirà di scontare la pena nel 2025. Ha scelto di raccontarsi in un breve e dolente racconto dal titolo “Pinocchio e la mia prigione” con il personaggio di Collodi a fare da alter ego sullo sfondo di un presente fatto di buone condotte e permessi premio da trascorrere con la moglie e i figli. «Perchè la mia famiglia non mi ha mai abbandonato, mi vuole bene e mi aiuta» scrive nel libro sulla cui copertina campeggia il Pinocchio disegnato da Koni Shkelqim, albanese detenuto per lomicidio. Nel passato di Valentini un’infanzia difficile, l’adolescenza tra la musica e lo sport con i pattini a rotelle che lo portano a diventare campione regionale. Poi arrivano il gioco e la cocaina, proprio negli anni in cui diventa papà. «Purtroppo io ero già entrato nel tunnel della ludopatia cronica», scrive, «pensavo proprio in quel momento di cambiare ma in realtà tornai sempre a giocare a carte. La ludopatia era più forte di me. Tutto questo era uno sbaglio. Per stare sveglio iniziai a provare la cocaina e cominciai a fare tante truffe con assegni ricettati. Trovavo sempre qualcuno che me li cambiava a tasso usurario. Iniziai ad affrontare tanti processi, ma ottenevo sempre la pena sospesa perchè la condanna con superava due anni». Duemila copie del libro, grazie all’associazione Antigone, sono state distribuite nell’ambito di una rete di beneficenza. «Ora sto scontando tanti anni di carcere a causa degli assegni di cui ho parlato», conclude, «mi hanno arrestato 11 anni dopo che avevo commesso questi reati. Avrei preferito che mi arrestassero subito dopo aver fatto il primo assegno. Perchè la giustizia crea ingiustizia a causa dei processi lunghissimi».(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

