“Io sono stato qui”, la città raccontata dai teramani

15 Luglio 2018

Giovedì prossimo in piazza Sant’Anna la proiezione del film girato dagli studenti con la regia di Marco Chiarini tra testimonianze e ricordi di luoghi e persone

TERAMO. La città di Teramo è il set di un film-documentario interamente girato dai ragazzi, che hanno ricostruito la memoria dei luoghi attraverso i racconti e gli spezzoni di vita dei suoi abitanti. Teramo, con le sue storie individuali inestricabilmente legate alla storia collettiva e alle trasformazioni profonde subìte negli anni, si guarda allo specchio il prossimo 19 luglio, alle ore 21, in piazza Sant’Anna con la proiezione pubblica di “Io sono stato qui”, film nato da un’idea dell’associazione Cineforum Teramo e realizzata grazie al sostegno della Fondazione Tercas.
Il film raccoglie un centinaio di testimonianze e ricordi di teramani, intervistati con telecamere e cellulari da 47 studenti dell’istituto comprensivo Savini-San Giuseppe-San Giorgio e del liceo scientifico Delfico nell’ambito del laboratorio audiovisivo “Guida turistica della città di Teramo raccontata dai suoi abitanti” , con la collaborazione dei docenti Ilde Palmarini e Annamaria Di Francesco per la Savini, e Donato Di Pasquale per il progetto di alternanza scuola-lavoro del liceo. «Emerge in cinquantatrè minuti di proiezione», si lege in una nota del Cineforum, «una peculiare cartografia della memoria: non storica ma prevalentemente emotiva, che si snoda attraverso un racconto in soggettiva, intimo e personale; l’esatto contrario insomma di un’asettica guida turistica. Le vie, le piazze, gli spazi cittadini, i luoghi storici di Teramo rivivono attraverso i racconti di donne e uomini comuni, personaggi locali noti e meno noti, parenti e semplici sconosciuti fermati per strada».
Tra questi c’è don Aldino Tomassetti, il parroco del duomo, che racconta la distruzione dell’Arco di Monsignore, la struttura settecentesca che univa il vescovado alla cattedrale, abbattuta negli anni Sessanta perché non consentiva il passaggio degli autobus; c’è l’ex docente universitaria Maria Gabriella Esposito, che testimonia l’importanza del ricreatorio Gemma Marconi, dove si sono formate centinaia di sarte e ricamatrici; c’è l’artista Sandro Melarangelo che ripercorre gli anni della sua infanzia sotto gli storici portici di “Fumo”; c’è il pediatra Giancarlo Lanciaprima che ricorda la rocambolesca fuga del padre dalla fucilazione nazista a Bosco Martese grazie alle sue eccezionali doti di velocista, quando davanti al plotone di esecuzione si gettò a capofitto in una scarpata sfuggendo all’inseguimento; c’è Arnaldo il pensionato che ripercorre gli anni degli stenti e i morsi della fame, a tratti alleviati dai pasti dell’Eca, l’Ente comunale di assistenza in piazza Verdi. Queste e tante altre storie nella città «che diventa il set di un film», prosegue la nota del Cineforum in cui scorrono i film delle vite dei suoi abitanti: un interessante esperimento audiovisivo-sociologico che, con l’obiettivo di costruire un archivio della memoria orale ad uso delle nuove generazioni, sconfina nel metacinema».
“Io sono stato qui” è un racconto fatto di tante storie raccolte in 15 ore di materiale filmato e ambientate in luoghi spesso scomparsi eppure vivissimi nel ricordo di chi li ha vissuti – come la fontana delle Piccine, il ponte degli Impiccati, Palazzo Melatini, la Casa Francese, via delle Cererie, il vecchio cimitero e tanti altri – storie tristi e gioiose, strane, commoventi, a tratti struggenti, ma mai scontate o banali. «Il sotteso del neorealismo», aggiunge la nota, «è infatti che “il banale non esiste” – citando Cesare Zavattini – perché dietro ogni storia si affaccia la Storia e il quotidiano, quando si afferra la sua portata universale, diventa poesia, proprio come la filastrocca cantata dall’artigiano Franco Di Pietrantonio nel film. In “Io sono stato qui” l’occhio dell’obiettivo, con la spontaneità dei ragazzi, coglie lo stato vivo delle cose così come si è sedimentato nel tempo, lasciando affiorare chiaramente un’identità connessa fortemente al senso di territorio e di comunità». «Una città invisibile prende forma nel corso della proiezione», spiega il regista Marco Chiarini, «e dialoga con quella che percorriamo tutti i giorni, la memoria collettiva e quella del cuore si intrecciano e ci restituiscono uno spazio nuovo, che si presta ad un’opera di rigenerazione e di ricostruzione, fisica e immateriale».
«Alla proiezione in piazza Sant’Anna il 19 luglio», annuncia l’esperto di didattica audiovisiva Dimitri Bosi, «abbiamo pensato di associare un happening fotografico, invitando i cittadini a portare con sé una foto personale della Teramo del passato e a commentarla sul palco, insieme a tutti i presenti. Sarà l’occasione per rendere ancora più tangibile ed estesa la ricostruzione di un archivio della memoria orale cittadina».