Ipersimply, speranze nel decreto Genova

26 Settembre 2018

Trattativa a Roma: i 53 dipendenti, una volta licenziati, usufruirebbero della cassa integrazione. Oggi tavolo in Provincia

TERAMO. E’ emerso uno spiraglio nella difficile vertenza dell’Ipersimply di Piano d’Accio. Ieri si è svolta a Roma una riunione del tavolo nazionale aperto fra sindacati e direzione della Sma-Auchan. Una trattativa che ha visto fra i protagonisti anche i 53 lavoratori Ipersimply, che hanno partecipato in massa all’incontro, non a caso i sindacati nazionali hanno sostenuto la causa dei lavoratori teramani che il 30 settembre perderanno il posto per chiusura dell’ipermercato.
Nel vivo della discussione si entrerà oggi durante l’incontro fra le parti che si svolgerà in Provincia, comunque qualche spiraglio si è aperto. In pratica i lavoratori dell’Ipersimply potrebbero usufruire degli effetti del “decreto Genova”, che contiene, fra l’altro, il ripristino della cassa integrazione per cessazione dell’attività soppressa dal jobs act.
«Le segreterie nazionali dei sindacati hanno sostenuto le nostre richieste sul tavolo territoriale e rinviato a domani (oggi per chi legge, ndr la) discussione su trasferimenti per cui l’azienda vuol mandare a lavorare persone anche con invalidità a 190 chilometri da casa», spiegano Emanuela Loretone della Filcams Cgil e Luca Di Polidoro della Fisascat Cisl, «i sindacati hanno avanzato la possibilità di usufruire del ripristino della cassa integrazione per cessazione di attività prevista dal decreto Genova e l’azienda ha detto che è disposta a valutare questa possibilità, ma il problema sono i tempi». Il ripristino della Cig (6 mesi o un anno) deve cioè essere compatibile con i tempi del licenziamento.
La vertenza dell’Ipersimply di Piano d’Accio si inserisce in una crisi del gruppo: «A livello nazionale la Sma ha evidenziato 102 milioni di disavanzo che si vanno a sommare agli 87 dell'anno precedente», continuano Di Polidoro e Loretone, «su 262 punti vendita solo 54 sono in attivo. I sindacati nazionali hanno chiesto un confronto più aperto ed hanno evidenziato la reticenza dell’azienda, che d'altronde a Teramo solo il 5 settembre ha comunicato la chiusura del 30.
A questo punto è fondamentale capire quali sono le possibilità che qualcuno rilevi il punto vendita. L’azienda ora ha detto che mette a disposizione la licenzia, a differenza di quanto detto all'inizio. Ora è importante la collaborazione delle istituzioni perchè trovino che la rileva».
«Noi siamo abbastanza fiduciosi», commenta Concetta Murri, dipendente e membro della Rsu, «da una parte il sindaco D’Alberto e il vicepresidente della Regione Lolli lavorano per cercare nuovi imprenditori che rilevino il supermercato, applicando la clausola di salvaguardia per i dipendenti. Dall’altra speriamo di rientrare nelle novità previste dal decreto Genova. Mi auguro che l'azienda confermi quanto detto oggi».
«L'andamento negativo dell'azienda a livello nazionale si riversa sui punti vendita. Noi siamo il primo che chiude. La speranza è rientrare nel decreto Genova, ma bisogna che venga approvato in tempi brevi, altrimenti restiamo fuori. Il quadro non è chiaro, forse nell’incontro di domani (oggi per chi legge, ndr) si chiarisce. Loro a parole sono bravi, ma nei fatti è tutto diverso», aggiunge un’altra componente della Rsu, Manola Florà.
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