Italia Viva: «Appoggio flessibile»

Ginoble avverte D’Alberto, e D’Alessandro si chiede: si ricandiderà a sindaco?
TERAMO. Appoggio, più che esterno, «flessibile». L’ex deputato Tommaso Ginoble descrive così l’atteggiamento che Italia Viva terrà in consiglio comunale. L’esclusione dalla giunta è stata «un’offesa politica e personale» nei confronti del gruppo e dell’ex vicesindaco Maria Cristina Marroni. «È una ferita, ma non cerchiamo vendetta», tiene a precisare l’ex parlamentare, «non dovranno esserci conseguenze nei rapporti con il Pd e per eventuali accordi in altri Comuni». La responsabilità, insomma, ricade unicamente sul sindaco Gianguido D’Alberto che «ha preferito il sincretismo politico-amministrativo, ma deve ancora spiegarci perché ha aperto la crisi». I numeri in maggioranza c’erano, fa notare Ginoble, dunque si tratta di un problema nell’attività amministrativa: «In questo caso, però, il primo a dover fare un esame di coscienza è chi guida». Italia Viva aspetta di vedere il «programma geniale, per come l’ha definito il sindaco» che sarà messo in campo da qui in avanti. «Se andranno nella direzione del bene per la città, i nostri voti ci saranno», fa sapere Ginoble, che sottolinea il coraggio e la compostezza di Marroni e dei tre consiglieri del partito, «sulle miserie non ci saremo».
A porre una domanda al sindaco è il deputato renziano Camillo D’Alessandro. «Alla conclusione del mandato si ricandiderà? Basta un sì o un no, senza giri di parole». Il quesito pone in evidenza un dubbio. «Non vorrei che Teramo sia stata utilizzata per spartizioni politiche future», osserva il parlamentare, «visto che il mandato del sindaco si conclude un anno prima delle regionali». L’alleanza con i Dem non è in discussione. «Neanche il sindaco di Teramo riuscirà a farci litigare con il Pd», afferma, «ma quanto accaduto è un indizio e più indizi faranno una prova». I Dem non possono liquidare la vicenda bollandola come un problema locale. «Se il Pd vuole essere guida», tiene a precisare D’Alessandro, «deve farsi carico di tutto». L’operazione lanciata da D’Alberto per il deputato ha i connotati della «vecchia politica, quando i sindaci non venivano eletti dai cittadini». Il sistema è cambiato, i cittadini scelgono direttamente chi guiderà l’amministrazione e per questo risulta determinante la domanda iniziale a D’Alberto. «Dalla risposta» conclude D’Alessandro, «dipenderanno le nostre riflessioni». (g.d.m.)
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