Italia Viva esclusa dalla riunione di maggioranza
TERAMO. La maggioranza si riunisce senza Italia Viva. Non sono stati convocati i consiglieri renziani all’incontro in videoconferenza del tardo pomeriggio di ieri, convocato per esaminare i...
TERAMO. La maggioranza si riunisce senza Italia Viva. Non sono stati convocati i consiglieri renziani all’incontro in videoconferenza del tardo pomeriggio di ieri, convocato per esaminare i provvedimenti che approderanno in aula nella seduta del 19. «Nessuno ci ha chiamati», conferma il capogruppo Flavio Bartolini, «evidentemente si è creata una maggioranza parallela». Il primo appuntamento operativo, dopo la pausa forzata nel periodo più critico dell’emergenza, ripropone dunque l’ambiguità dei rapporti tra la coalizione del sindaco Gianguido D’Alberto e il gruppo rimasto fuori dagli incarichi nel rimpasto con allargamento di giunta e maggioranza di inizio anno.
Bartolini, proveniente dal Pd, continua a professare l’appartenenza alla maggioranza. «Abbiamo rivendicato autonomia di valutazione», afferma, «ma restiamo finché non ci cacciano». Il capogruppo, prima della pandemia, aveva ribadito anche la collocazione in aula di Italia Viva nel settore della maggioranza, rispondendo a una richiesta da parte del presidente del consiglio Alberto Melarangelo finalizzata a riorganizzare la geografia consiliare a seguito della ricomposizione della giunta con l’ingresso di Giovanni Cavallari e l’appoggio di Mauro Di Dalmazio e Graziano Ciapanna. D’altra parte però i renziani non hanno risparmiato critiche anche feroci all’amministrazione. Non sono passate senza lasciare traccia le contestazioni mosse dagli ex Teramo 3.0, in particolare quelle scritte in una nota di un paio di mesi fa da Osvaldo Di Teodoro e quelle affidate ai social da Giovanni Luzii. Si è trattato di prese di posizione che, sommate a screzi precedenti, hanno convinto ancora di più gli intransigenti della maggioranza a interrompere le comunicazioni con i renziani. Il filo dei rapporti però non è mai stato reciso dal sindaco che, consigliato dagli alleati più cauti, probabilmente non vuole lasciare a Italia Viva il marchio di vittima sacrificale dell’accordo politico con i civici eletti all’opposizione. L’ambiguità dunque resta.
Gennaro Della Monica
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

