Italprefabbricati, sequestro confermato

La decisione del tribunale del Riesame dopo il rinvio deciso dalla Cassazione: «L’unico modo per evitare altri reati»
ATRI. Il tribunale del Riesame di Firenze conferma il sequestro di stabilimenti e quote sociali e scrive un altro capitolo del caso Italprefabbricati e Rdb Ita. Il provvedimento dei giudici fiorentini scaturisce da un nuovo esame dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio i sequestri in accoglimento dei ricorsi presentati dalle difese e scandisce un ulteriore passaggio della maxi inchiesta ancora in corso sulla strage del lavoro nel cantiere Esselunga di Firenze dove nel febbraio del 2024 una trave prodotta nello stabilimento di Piacenza della Rdb crollò causando la morte di cinque lavoratori tra cui l’operaio originario di Montorio Luigi Coclite.
L’attività negli stabilimenti di Atri, Piacenza e Caserta, per cui c’è stata la nomina dell’ amministratore giudiziario Gennaro Scalamandrè dopo le dimissioni dell’ex patron Alfonso D’Eugenio e il cambiamento di tutti i vertici societari, è ripresa nel mese di aprile dopo che la Procura fiorentina ha revocato la richiesta di interdizione. Nei mesi scorsi la Cassazione aveva accolto il ricorso sul sequestro puntando in particolare sul criterio della proporzionalità così come evidenziato dalle difese.
Elemento sul quale così precisa il tribunale del Riesame nel confermare i sequestri disposti all’epoca dal gip: «Deve concludersi che il sequestro degli interi complessi aziendali di Rdb.Ita e Italprefabbricati e delle relative quote sociali è proporzionato rispetto alle esigenze cautelari evidenziate in quanto è l’unico in grado evitare che la disponibilità in capo alla famiglia D’Eugenio possa agevolare la commissione di altri reati. Deve concludersi che esistono i presupposti per confermare il sequestro preventivo dei complessi aziendali e delle quote sociale e che sono ancora attuali e concrete le esigenze cautelari che hanno inizialmente giustificato il provvedimento di sequestro».
La Italprefabbricati nel ricorso in Cassazione prima e al Riesame dopo è stata rappresentata dall’avvocato Nicola Pisani e i soci dall’avvocata Giulia Bongiorno. A luglio la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare per D’Eugenio (difeso dagli avvocati Fabrizio Acronzio e Sigfrido Fenyes), finito agli arresti domiciliari, motivando con il fatto che dopo le dimissioni da ogni carica del gruppo e un nuovo assetto societario «non esiste più il rischio di reiterazione del reato».
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