Itv, corteo per chiedere di sopravvivere

I lavoratori manifestano davanti al tribunale per sollecitare i commissari a firmare la richiesta di cassa integrazione
TERAMO. “Itv: basta giocare con le vite dei lavoratori”. Lo striscione che ha aperto ieri mattina il corteo dei lavoratori delle Industrie tessili del Vomano sintetizza la rabbia e le difficoltà in cui si dibattono i 145 operai dell’azienda di Cellino.
Il corteo, partito alle 9,30 dai Tigli, è arrivato poco prima delle 10,30 davanti al tribunale. Lavoratori e sindacati, infatti, protestavano contro la decisione dei due commissari giudiziali di non firmare la richiesta di cassa integrazione straordinaria nella fabbrica per cui il tribunale ha disposto il concordato preventivo in continuità. In questa situazione l'azienda può accedere alla sola cassa integrazione straordinaria per procedura concorsuale oppure potrebbe attivare la procedura di mobilità. In ogni caso è necessario che anche i commissari giudiziali sottoscrivano la domanda. «I motivi per cui non firmano sono un mistero», esordisce Giampiero Daniele della Femca Cisl, «nonostante il ministero abbia detto – in un incontro a cui i commissari non hanno partecipato – che è necessaria la loro firma e lo disponga anche l’articolo 3 della legge 223 del 1991».
«E’ diventato un caso: a livello nazionale accade solo all’Itv», aggiunge un lavoratore, Giovanni Di Paolo, «forse non si rendono conto, ma noi dobbiamo mangiare e pagare le bollette». «Lavoriamo una settimana e quindi prendiamo solo lo stipendio relativo a quella e con i pochissimi soldi dobbiamo tirare tutto il mese, è impossibile», rincara la dose Franco Manicuti, un altro lavoratore. «Ci sono famiglie», ribadisce Emidio Angelini della Uiltec Uil, «che da giugno non percepiscono un euro perchè non prendono nè stipendio nè Cigs. C’è chi non riesce a comprare i libri scolastici per i figli. Vorremmo anche che si sbloccasse il pagamento dei 22 giorni arretrati di luglio: non si capisce chi debba pagare. Almeno sarebbe una boccata d’ossigeno».
Il problema principale è dunque che tutta questa situazione potrebbe provocare la bocciatura della domanda di Cigs da parte del ministero del Lavoro e, di conseguenza, la perdita di quote consistenti di salario da parte dei lavoratori. «In questo modo si rischierebbe il fallimento di un’azienda in quanto a quel punto gli stipendi arretrati da versare ai 200 lavoratori (bisogna considerare anche la cinquantina dello stabilimento di Pinzano al Tagliamento, ndr) arriverebbero a una somma notevole. Non dimentichiamo che la Itv è in una realtà in cui è difficile immagina un nuovo insediamento produttivo», osserva Emanuela Loretone della Filctem Cgil.
Gli slogan gridati a gran voce, il suono di fischietti e trombette degli oltre 50 operai radunati davanti al tribunale hanno sortito un primo effetto. Il giudice delegato Giovanni Cirillo, insieme a uno dei commissari, Monica Passamonti, hanno ricevuto una delegazione di lavoratori e sindacati per ascoltare le loro ragioni. Sull’esito della riunione i sindacati non si sbilanciano: «Hanno dato disponibilità a venire incontro alle esigenze dei lavoratori, valutando di nuovo la situazione». Una speranza, dunque, c’è.
Giovedì se ne discuterà in un’ assemblea del personale in azienda.
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