Jessica: «Mio figlio ora non vede più le sbarre del carcere»

Aperta a Castrogno la nuova sezione per detenute mamme Sulle pareti i personaggi di un libro dipinti da un recluso
TERAMO. Gli occhi parlano. E allora più delle parole e dei riti, ci sono quelli di Jessica a raccontare «che mio figlio sta con me e così non vede più le sbarre». Perchè Jessica Jovanovich, croata, ha 24 anni, un figlio di 22 mesi e una condanna a 15 per furto: è una delle due detenuti madri che da ieri sono ospitate nella nuova sezione femminile a trattamento avanzato della casa circondariale di Castrogno.
L’ex caserma vigilatrici, grazie al mondo del volontariato, è stata recuperata e trasformata: quattro camere da letto per una mamma e un figlio, una sala giochi, una cucina. Tutto quello che serve, anche se vivi in un carcere, per respirare aria di casa. A cominciare dai personaggi della “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a violare” di Luis Sepulveda dipinti sulle pareti dal detenuto Shkelqim Koni che sconta una condanna a 14 anni per l’omicidio della moglie e che per il suo impegno è premiato con un encomio.
Nel giorno in cui la struttura viene ufficialmente inaugurata, le parole del direttore Stefano Liberatore sono una sfida: «Bisogna dare dignità ai detenuti, aiutarli a recuperare la genitorialità. L’attenzione per i bambini che accedono alle strutture penitenziarie è sintomo di civiltà della pena, perchè significa rispetto per la dignità dei reclusi i cui affetti divengono oggetto di attenzione positiva da parte dello Stato e tutto può contribuire alla credibilità del percorso di rieducazione. Certo tutto questo non basta, non è sufficiente, ma è comunque qualcosa».
E’ quella che la legge chiama una sezione a custodia attenuata femminile (le normativedove le stanze si chiamano Mare e Focolare, sempre per ricordare il libro di Sepulveda, e dove ogni particolare è studiato con attenzione per i più piccoli. A cominciare dalla sicurezza: ci sono le protezioni di gomma ai termosifoni, quelle alle porte, i paraspigoli, i libri colorati, le sedioline, i passeggini, le carrozzine, le tendine colorate. E’ sempre difficile, ma forse così lo è un po’ di meno. Perchè se la Carta Onu sui diritti del fanciullo stabilisce «che il bambino ha il diritto di intrattenere regolarmente rapporti personali e diretti con i genitori detenuti» il carcere resta un luogo chiuso dove il tempo è sospeso e spesso non esiste più, dove sconosciuti dividono ore e spazio in balia del panico, del vuoto, della rabbia propria e altrui. «Ho seguito questo progetto fin dall'inizio», dice Francesca Del Villano, magistrato di sorveglianza di Pescara, «e l’ ho condiviso con entusiasmo». Dopo il taglio di nastro con il vescovo Michele Seccia, rinfresco preparato dagli studenti del “Di Poppa Rozzi” e musica con gli allievi del liceo musicale Delfico.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

