«L’8 e 9 maggio qualcosa non ha funzionato»

Il confronto pubblico con gli enti mette a nudo le falle nella procedura
TERAMO. Le situazioni di emergenza non possono essere trattate con procedure ordinarie, né essere rimandate per l’arrivo del fine settimana. E allo stesso tempo le comunicazioni d’urgenza non possono essere affidate a strumenti troppo ingessati come la posta certificata: sono i punti fermi, tra i tanti interrogativi rimasti - come quello dei reali lavori fatti per mettere in sicurezza l’acquifero del Gran Sasso - emersi ieri pomeriggio nella sala polifunzionale della Provincia durante l’incontro, molto partecipato (la sala era piena), dal titolo: “Cosa è successo l’8 e il 9 maggio alla nostra acqua?”.
L’iniziativa, promossa dall’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso (un collettivo di sigle ambientaliste e socioculturali: Wwf, Legambiente, Mountain wilderness, Arci, ProNatura Laga, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d’Italia, Fiab, Cai e Italia nostra), è partita dal bisogno dei cittadini di avere una spiegazione comprensibile a questa prima questione. L’Osservatorio ha chiesto un confronto pubblico con Ruzzo Reti, Arta e Asl, riservandosi un ulteriore appuntamento per avere risposte anche da Regione Abruzzo, Istituto nazionale di fisica nucleare e società Strada dei Parchi.
«Molte delle associazioni oggi presenti provengono dalla battaglia del 2002 contro l’apertura del terzo traforo e per la messa in sicurezza dei laboratori del Gran Sasso e del sistema acquifero. Peccato che da allora, nonostante le nostre richieste, siamo stati estromessi dall'allora commissario responsabile Angelo Balducci da ogni informazione sull’avanzamento dei lavori per la messa in sicurezza del bacino», ha spiegato il moderatore dell’incontro, Dante Caserta del Wwf, nell’aprire la seduta. Prima di dare la parola agli ospiti - Francesco Chiavaroli, direttore generale dell’Arta, Maurizio Di Giosia, direttore amministrativo della Asl, e Antonio Forlini, presidente della Ruzzo reti - Massimo Fraticelli di Mountain wilderness ha tracciato un breve riassunto dell'accaduto partendo dai rilievi sull’acqua dello scorso 4 maggio e mettendo in fila la documentazione dei vari enti. Due le perplessità sollevate da Fraticelli: nelle giornate di sabato 6 e domenica 7 non risulterebbero analisi commissionate dalla Asl all’Arta (ma nelle due giornate Ruzzo Reti - ha assicurato poi Forlini - ha ordinato analisi per proprio conto, che non avrebbero rilevato problemi), inoltre la presenza di toluene nelle acque del territorio sarebbe stata riscontrata già nel 2013, così come documentato in una comunicazione dell’Istituto superiore di sanità alla Asl di Teramo.
Chiavaroli ha spiegato che l’Arta funziona da laboratorio analisi della Asl (senza potere decisionale su quale tipo di analisi effettuare) e che, a causa del terremoto, la sede teramana dell’ente è ancora chiusa (ma dovrebbe riaprire entro una decina di giorni). Nei giorni scorsi per le analisi sui campioni d’acqua è stata disposta la riapertura straordinaria della struttura aquilana dove nei giorni di allerta è stata seguita una procedura ordinaria. «Se ci fosse stata la richiesta di analisi urgenti avremmo agito in maniera differente», ha spiegato Chiavaroli. Sul punto il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino ha affermato con chiarezza: «È evidente che il protocollo, se c’era, non ha funzionato. E comunque non si può trattare in maniera ordinaria una situazione straordinaria». La Asl ha invece chiarito la differenza tra conformità e potabilità dell’acqua. «Non sono sinonimi», ha spiegato la dottoressa Maria Cucca, «l’Arta decide la conformità dell’acqua in base ai parametri stabiliti dalla legge, ma è poi la Asl a definirne la potabilità. Potrebbe accadere per esempio che pur avendo dati conformi la Asl decida di non darle la potabilità dovendo tenere conto di ulteriori fattori».
Il presidente della Ruzzo reti Forlini ha invece ribadito l’impossibilità di considerare il potabilizzatore come alternativa alle acque captate: «La proposta non sta in piedi, sia per la qualità dell’acqua del potabilizzatore che per la quantità. Non riuscirebbe a coprire l’intera provincia». Il presidente ha spiegato inoltre che attualmente l’acqua è controllata da due sonde che l’analizzano sulla base di otto parametri. «Ma stiamo prendendo in considerazione l’acquisto di un nuovo macchinario, più performante, già utilizzato dai laboratori del Gran Sasso».
Emanuela Michini
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