L’accusa dell’imprenditore: «Fuori da una gara per vendetta»

In aula l’amministratore della Delfino Sport escluso dalla procedura per il campo Castrum di Giulianova «È successo dopo che ho preso un appalto al posto della ditta del marito della Mastropietro»
TERAMO. Gira l’Italia per costruire campi di calcio, da quelli di Coverciano alla serie A, e racconta in un’aula di tribunale: «A Giulianova sono stato escluso da una gara per vendetta, lavoro in Calabria e in Sicilia e queste cose non succedono». Francesco Cordone, amministratore della Delfino Sport, azienda di Mosciano con un fatturato annuo di quattro milioni e mezzo, fa la cronaca della quinta udienza del processo Castrum. Che, più dell’ennesimo scontro tra difensori e pm passati dai colpi di fioretto a quelli di sciabola e dell’ennesimo caso sulla ormai stantia questione delle intercettazioni, è nelle parole degli imprenditori chiamati come testi dalla Procura che tratteggiano un presunto sistema di appalti e mazzette. Quello che per l’inchiesta dei pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta negli anni sarebbe diventato una illecita elusione delle regole nel sistema, così accusano, messo in piedi dalla dirigente comunale (ora sospesa) Maria Angela Mastropietro e dal marito Stefano Di Filippo, imprenditore edile.
LA GARA DEL CASTRUM. E’ l’impianto sportivo di Giulianova che ha dato il nome all’inchiesta e che diventa il filo conduttore delle audizioni degli imprenditori Cordone e Domenico Tauro, titolare di un’azienda di trasporti. Il primo si aggiudica l’incarico di Tauro per la costruzione di un capannone a Castellalto, un appalto da circa 700mila euro per cui era in corsa anche l’impresa Rima, quella del marito della Mastropietro. Racconta in aula Cordone: «Da quasi 30 anni forniamo forniture per la piscina comunale di Giulianova e con l’ente non ci sono mai stati problemi di nessun genere. Nel 2015 (prima dell’appalto di Tauro (ndr) veniamo invitati nell’ambito di una procedura ristretta per l’appalto Castrum ma in quell’occasione come azienda non partecipiamo perchè non riteniamo congrui i prezzi. Secondo me la gara non era conveniente. Quando viene fatta la seconda procedura per il completamento nel 2016 non veniamo invitati. Ne parlo con un tecnico del Comune che mi dice: “Ti ho dovuto togliere dalle ditte invitate. Hai fatto qualcosa di personale alla dirigente Mastropietro e ha deciso che non devi partecipare. Forse hai preso qualche appalto al posto del marito”. A quel punto ho capito e ho anche provato a chiamare la dirigente ma non sono riuscito a parlarci. Ho pensato che la mia partecipazione fosse tutta nell’interesse dell’ente visto che era una procedura al massimo ribasso. Non riuscivo a credere a quello che era successo, ero veramente stupito del fatto di essere stato escluso per una sorta di vendetta. Della questione ho parlato con il sindaco Francesco Mastromauro a cui ho esternato dubbi e stupore. Mi disse che si sarebbe informato».
IL CAPANNONE TAURO. A ricostruire i passaggi dell’appalto del capannone di Castellalto l’imprenditore Tauro che racconta di come in due occasioni Di Filippo, si sia presentato nella sua azienda accompagnato dalla moglie. «Rimasi molto perplesso di questa presenza. Il nome dell’impresa Rima mi era stato fatto dal geometra Guerino Di Saverio, tecnico a cui avevo commissionato dei lavori, che riferendosi alla Mastropietro mi disse: quella lavora in Comune, ci può aiutare. Ricordati che stai facendo la casa». In quegli anni, infatti, Tauro aveva presentato un progetto di abbattimento e ristrutturazione di un’abitazione a Giulianova. «Non mi lasciai convincere da questo», dice Tauro, «perchè i lavori della casa erano parzialmente iniziati. A pelle Di Filippo non mi piaceva. Era troppo assillante. I lavori del capannone sono stati affidati alla Delfino sport nonostante un preventivo più alto rispetto alla Rima».
L’ALBERGATORE. In aula come teste l’imprenditore Angelo Casaccia, proprietario dell’hotel Cristallo. Racconta di un lungo contenzioso con il Comune per la costruzione di una piscina. Contenzioso iniziato nel 1993 e avviatosi da poco a conclusione con una transazione. Dice: «Conoscevo Di Filippo e la moglie. Spesso venivano nel mio albergo. Un paio di volte ho incontrato Di Filippo nel suo ufficio e lui parlando della questione mi disse che, quando si sarebbe definita, avrebbe voluto presentare un preventivo per i lavori. In quel momento ho avuto il timore che attraverso la moglie potesse ostacolare l’iter del progetto».
Dopo l’audizione dei consulenti tecnici dei pm Igor Catania e Alessia Novelli, si torna in aula il 21 giugno.
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