L’accusa per Cantagalli è di corruzione

24 Febbraio 2017

Il concorrente nel reato sarebbe un funzionario. L’imprenditore: «Ho fiducia e sono orgoglioso di quello che sono»

TERAMO. Il giorno dopo essersi ritrovato sulle prime pagine come uno dei nuovi indagati nell’ambito della mega inchiesta sugli appalti della Regione, l’imprenditore teramano Sabatino Cantagalli è contrariato e amareggiato. Ma anche abbastanza lucido per evitare di entrare nel merito della vicenda con la stampa. Cantagalli, contattato dal Centro, dichiara: «Ho piena fiducia nella magistratura e soprattutto sono orgoglioso di quello che sono». E per il resto rimanda il cronista al suo legale, l’avvocato Gennaro Lettieri. Il quale, però, non può dire molto di più. Perché quello che ha ricevuto Cantagalli è un semplice avviso di proroga delle indagini preliminari, sul quale c’è soltanto l’articolo del codice penale per il quale si procede (in questo caso il 318, la corruzione per un atto d’ufficio) e il periodo in cui si sarebbero verificati i reati. I fatti contestati a Cantagalli si riferirebbero al 2006, anche se la Procura aquilana gli contesta la condotta permanente fino ad oggi, e riguarderebbero gli espropri che prepararono la realizzazione del complesso stadio-centro commerciale di Piano d’Accio.

Che cosa Cantagalli avrebbe fatto, secondo gli inquirenti aquilani, al momento non lo sa neanche lui. Stando ai fatti storici: nel 2006 partirono i lavori per la costruzione del nuovo stadio di Teramo, realizzati dall’impresa di Sabatino Cantagalli, e dell’adiacente centro commerciale Gran Sasso, portati avanti da un’altra impresa. Due opere legate tra loro da un project financing bandito dal Comune. E allora cosa c’entrerebbe la Regione? Probabilmente all’Aquila stanno indagando su un atto propedeutico alla costruzione di stadio e centro commerciale, un’autorizzazione che doveva dare la Regione. A intuito in questo filone non c’entrano nulla gli amministratori regionali, ovvero i politici, che da allora in Regione sono cambiati più volte, ma c’è di mezzo un dirigente o funzionario regionale in servizio nel 2006. L’articolo 318, del resto, è un reato plurisoggettivo a concorso necessario, cioè si verifica quando un privato e un pubblico funzionario si accordano perché il primo corrisponda al secondo un compenso non dovuto per un atto attinente alle funzioni di quest’ultimo.

Ora cosa può succedere? È possibile che Cantagalli, tramite l’avvocato Lettieri, chieda di essere ascoltato dagli inquirenti. Al momento, è la sua unica mossa possibile.(d.v.)

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