L’Adsu: casa dello studente nella ex sede dell’ateneo

15 Febbraio 2016

Berardinelli conta sui fondi del Miur per utilizzare l’edificio di viale Crucioli «Non sarà soltanto un dormitorio, ma un polo culturale per tutta la città»

TERAMO. La casa dello studente a Termo non è più una lontana ambizione. Questa volta c’è un disegno preciso per realizzarla nei locali del rettorato dell’università di viale Crucioli, e l’obiettivo può contare su due fattori determinanti: la sinergia tra ateneo e Azienda per il diritto gli studi universitari, e un canale di finanziamento del ministero. Quest’ultimo si appresta a mettere a bando importanti somme nell’ambito delle disposizioni in materia di alloggi e residenze per studenti universitari (legge 338 del 200) che l’Adsu di Teramo punta ad aggiudicarsi. A confermarlo è il presidente dell’Adsu di Teramo Paolo Berardinelli, evidenziando come l’Abruzzo negli ultimi tre bandi si è aggiudicato solo pochi spiccioli, destinati a Chieti.

Invece nel prossimo semestre c’è un nuovo bando per il cofinanziamento al 50% dell’edilizia universitaria e Teramo vuole giocarsi la sua carta. «Abbiamo un’opportunità importante che non è solo quella di realizzare a Teramo la casa dello studente», spiega Berardinelli, «ma anche la possibilità di riqualificare un intero tessuto urbano che gravita intorno a viale Crucioli e ai plessi del vecchio rettorato». Il presidente Adsu spiega infatti che il progetto che intende portare a termne contando sull’unità di intenti con il rettore dell’università Luciano D’Amico, non è quello di un semplice dormitorio per studenti, ma quello di un polo residenziale e culturale a disposizione degli studenti, dei dottorati di ricerca, e di tutte quelle persone che gravitano a Teramo per la cultura.

Infatti la riconversione degli spazi di viale Crucioli che verrebbero messi a disposizione dell’Università, prevedono sia la creazione di circa 200 posti letto, ma anche spazi ricreativi, strutture sportive e una sala conferenze. «L’idea è quella di un polo culturale a tutto tondo», spiega Berardinelli. «Si comprende bene quanto possa essere importante per la città una struttura di questo tipo che grazie alla mobilità dei dottorati europei e dei fondi intercettati dall’università catalizzerebbe nel capoluogo dottori di ricerca, familiari, docenti e studenti. Con ricadute positive immaginabili per tutto l’indotto. Io sono docente di Anatomia comparata dell’università e posso solo rappresentare da presidente dell’Adsu la sensibilità dell’ateneo di Teramo su questi temi, ma è chiaro che una figura tecnica operativa per mettere a segno questo progetto è indispensabile. È per questo che faccio fatica a comprendere le polemiche (il riferimento è alla contestata nomima a direttore generale di Antonio Sorgi, il dirigente regionale plurinquisito ndr). Di fronte a progetti di questa importanza, dovremmo fare massa critica insieme alla città e al rettore D’Amico e non arroccarci dietro schieramenti politici che non hanno senso».

Berardinelli ricorda infine che strutture come la casa dello studente, rappresentano elementi che pagano in termini di premialità del ministero in fase di redistribuzione dei fondi. «Questi vengono ripartiti in base ai servizi che offriamo agli studenti, ed è evidente che una città senza un elemento fondamentale come la casa dello studente penalizza l’università. E’ per questo motivo che ci stiamo concentrando anche sui trasporti e sulla refezione facendo sforzi notevoli. In poco meno di un anno siamo passati dal somministrare 40 pasti al giorno a 450. Inoltre possiamo garantire ai nostri studenti anche l’autonomia del trasporto extraurbano per collegare la città al polo di Piano d’Accio».

Marianna De Troia

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