L’affondo dei pm: «Accordi corruttivi nati per fare soldi»

Pesanti accuse alla ex dirigente comunale di Giulianova «Da lei un costante asservimento a interessi privatistici»
TERAMO. È un certezza di fondo a legare le centinaia di pagine della requisitoria. La chiarisce sin dall’inizio il pm Luca Sciarretta: «Il dibattimento ha portato nuove prove per l’impianto accusatorio». A puntellarlo quella mole di intercettazioni a cui, nel corso delle nove ore, Sciarretta e il collega De Feis fanno costante riferimento: «Parlano da sole e quando le testimonianze rese in aula si leggono alla luce di quelle intercettazioni diventano una fonte inesauribile di riscontri e prove».
Succede, sostiene la Pubblica accusa, per tutte le circostanze: dagli appalti per il palaCastrum alla lottizzazione delle Palme, dai lavori per la costruzione della casa dell’ex assessore Di Giacinto a quelli di messa in sicurezza dell’ex ospedaletto di corso Porta Romana (indagine quest’ultima che nasce proprio intercettando i fratelli Scarafoni sui rapporti con i coniugi Di Filippo e che vede indagati gli Scarafoni e Zippilli). I pm ricostruiscono che nel 2013 l’impresa edile Rima di Stefano Di Filippo arriva a Giulianova «proprio perchè la moglie Mastropietro è dirigente del settore urbanistica» e che il primo accordo corruttivo è con i fratelli Scarafoni che offrono gratuitamente la sede. «Questo accordo consente alla Rima di entrare sul mercato di Giulianova», dice Sciarretta, «e agli Scarafoni che all’epoca hanno dei problemi economici di ottenere lavori. Ottengono tanto ma quando capiscono che quel di più che loro chiedono non sarà assicurato rompono l’accordo». E l’affondo: «Le intercettazioni danno una immagine inquietante dei coniugi Mastropietro perchè il loro obiettivo è come fare i soldi con la Rima sfruttando il ruolo pubblico della dirigente Mastropietro. Non c’è il passaggio monetario delle valigette dei tempi di Tangentopoli, ma c’è molto di più. C’è un sistema illecito che si ripropone ad ogni grosso intervento edilizio».
Sulla questione relativa al piano di lottizzazione delle Palme (secondo l’accusa la Mastropietro avrebbe agevolato l’iter in cambio della promessa di affidare alla ditta Rima lavori di urbanizzazioni per tre milioni) dice: « Il piano di lottizzazione, bocciato due volte dal Tar, diventa oggetto di un accordo corruttivo. C’è un asservimento costante della Mastropietro al consorzio in cambio della promessa dell’appalto. I fatti ci dicono delle fretta spasmodica da parte della Mastropietro di soddisfare le esigenze del consorzio. Si potrebbe dire che fa tutto come un dirigente solerte, ma le intercettazioni chiariscono il movente che c’è dietro alla celerità: la promessa dell’appalto alla Rima».(d.p.)
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