L’ala est dell’ospedale di Atri sarà riservata ai malati Covid

Individuato il terzo presidio anti-pandemia della provincia: avrà 40 posti letto di terapia non intensiva D’Alberto chiede misure regionali di sicurezza sui cimiteri e di mettere in rete laboratori privati e Asl
TERAMO. Il terzo presidio Covid della provincia di Teramo, dopo quelli del Mazzini e della ex Rsa di Giulianova, sarà realizzato in una parte dell'ala est dell'ospedale di Atri. La decisione è stata assunta ieri mattina nel corso della riunione dell'unità di crisi della Asl, sulla scorta di una proposta condivisa tra il Comune di Atri e la stessa azienda sanitaria, con la previsione di recuperare 40 posti di terapia non intensiva. L'ala adibita a presidio Covid sarà completamente separata dall’altra ala, con ingressi e percorsi distinti, e per consentire i lavori di adeguamento il centro di salute mentale dell'ospedale di Atri sarà spostato nei locali del Comune. «Questa proposta», ha detto il sindaco di Atri, Piergiorgio Ferretti, «è stata condivisa proprio per rispondere nuovamente all'emergenza, ma senza interrompere la cura di tutte le altre patologie». Il personale che lavorerà nell'ala Covid sarà reperito mediante il ricorso a co.co.co. per quanto riguarda i medici, mentre gli infermieri e gli Oss saranno reperiti da tutti i presidi mediante accorpamento di tutte le chirurgie aziendali. «Si auspica naturalmente che non si inizi dall’accorpamento delle chirurgie atriane, che oggi offrono il maggior numero di prestazioni di tutti i presidi periferici», ha aggiunto Ferretti, «anche perché è opportuno che tutti i presìdi facciano la loro parte». Ferretti ha concluso spiegando che anche il servizio di radiologia per i pazienti Covid sarà separato. «Ci sarà infatti una Tac esterna con medici appositamente dedicati, in sintesi sarà come avere due ospedali completamente distinti l’uno dall’altro».
D’ALBERTO. Poco prima che arrivasse la notizia il sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto aveva espresso, così come fatto già durante la videoconferenza di domenica tra il governatore Marco Marsilio e i comitati ristretti dei sindaci, le sue preoccupazioni per il rischio di saturazione, già nei prossimi giorni, degli altri presìdi Covid. Basti pensare che al Mazzini ci sono già 45 ricoverati, mentre una ventina di pazienti sono ospitati nella ex Rsa di bivio Bellocchio: numeri destinati ad aumentare. «A Marsilio siamo tornati a chiedere che l'ospedale Covid di Pescara diventi di riferimento regionale», ha detto il primo cittadino, «e visto che presumibilmente non basterà abbiamo chiesto rassicurazioni sul fatto che l'altro presidio Covid sia individuato senza interferenze politiche ma sulla mera scorta di dati tecnici. Inoltre bisogna evitare che vengano sacrificate le prestazioni non Covid, per tutelare il diritto alla salute di tutti i cittadini».
IL PROBLEMA CIMITERI. Sul tavolo della riunione in video con Marsilio anche le preoccupazioni sulla gestione del 1° e 2° novembre, con il maggior afflusso di persone nei cimiteri, e di Halloween, con il rischio di uscite generalizzate e assembramenti. «Abbiamo chiesto», ha detto D'Alberto, «che ci siano misure uniformi su tutto il territorio con il coordinamento della Regione. E anche su eventuali misure restrittive abbiamo chiesto uniformità di interventi. Dobbiamo tenere unite le comunità, anche per evitare reazioni come quelle di Napoli».
LABORATORI PRIVATI. «Oggi sono completamente fuori dal sistema», ha detto D'Alberto, «e i risultati dei tamponi positivi che non vengono comunicati. Si tratta di una questione seria da affrontare subito perché questo fa saltare completamente il tracciamento dei contagi. È necessario mettere in rete i laboratori privati con la Asl, anche perché i positivi registrati dai tamponi effettuati in strutture private oltre a sfuggire al sistema sanitario sfuggono anche al sistema di raccolta dei rifiuti da parte dei Comuni, che in questi casi va effettuato in maniera diversa, diventando un ulteriore elemento di rischio».
ZONE ROSSE. «Abbiamo chiesto alla Regione», ha concluso D'Alberto, «se con il Cts si sta effettuando l'analisi dei contagi e dei focolai per la valutazione di eventuali zone rosse».
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