L’allarme degli allevatori: prezzi bassi e settore a rischio

10 Aprile 2019

VALLE CASTELLANA. Parte dal Comune di Valle Castellana, ma abbraccia tutto l’Abruzzo, il grido d’allarme sui problemi che attanagliano il settore degli allevamenti zootecnici. «Il latte ha ormai un...

VALLE CASTELLANA. Parte dal Comune di Valle Castellana, ma abbraccia tutto l’Abruzzo, il grido d’allarme sui problemi che attanagliano il settore degli allevamenti zootecnici. «Il latte ha ormai un prezzo ridicolo, per non parlare poi dell’importo pagato dai commercianti di agnelli per le carni prodotte dalle grandi aziende. Gli incassi derivanti dalla vendita di questi prodotti non permettono di coprire neanche il 50% delle spese sostenute dagli allevatori per produrre tali beni» sottolinea l’assessore all’agricoltura, alla pastorizia, alla foresta e gli usi civici di Valle Castellana Battista Caterini. «Per questo motivo», aggiunge, «il sostegno proveniente dai contributi dei titoli Pac diventa di vitale importanza per la sopravvivenza delle piccole imprese agricole-zootecniche, non solo quelle di Valle Castellana. Chiediamo quindi alle istituzioni che nella prossima programmazione Pac 2021-2027 vengano introdotti alcuni punti fermi con l’obiettivo di tutelare chi veramente vive e fa vivere l’agricoltura, soprattutto nelle aree montane e più svantaggiate come la nostra». Secondo Caterini, infatti, i titoli Pac devono essere di valore uguale per tutti, così che nessun imprenditore, soprattutto quelli più grandi e con maggiori risorse economiche, possa specularvi sopra acquisendo «in affitto in Abruzzo le superfici a pascolo e prato pascolo” (di solito situate in montagna), avendo canoni nettamente inferiori rispetto alle superfici seminative». Caterini sostiene che «con questo meccanismo purtroppo il mercato degli affitti delle zone montane è passato in pochissimo tempo dai 30-40 euro per ettaro che gli allevatori nostrani pagavano in passato fino a prezzi fino a tre-quattro volte superiori che mettono i nostri operatori fuori gioco fino ad espellerli dal settore a vantaggio di grossi gruppi e consorzi che spesso vengono dal nord». Questa situazione ovviamente danneggia gli allevatori locali che hanno investito nella tutela dei pascoli e delle tradizioni del proprio territorio e che posseggono titoli dal valore più basso che non possono competere con i grandi imprenditori del settore, rischiando quindi di restarne schiacciati. «Chiediamo che le istituzioni vigilino affinchè vengano rispettati gli accordi ed i terreni siano effettivamente utilizzati per quanto dichiarato», prosegue l’assessore del Comune di Valle Castellana, « se un terreno è dichiarato “da pascolo”, e come tale riceve titoli Pac, si deve vigilare affinché venga effettivamente utilizzato per questo scopo e non soltanto sulla carta». Caterini precisa che in territori come i Monti della Laga, nei quali c’è una lunga tradizione legata al pascolo, alla zootecnica e alla semina di determinati prodotti, come patate e castagne, questa tradizione secolare, portata avanti da generazioni, rischia di scomparire a causa di una concorrenza non del tutto corretta che arriva da fuori. (a.d.p.)
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