L’appello degli sfollati «Fateci tornare a casa»

12 Gennaio 2017

Oltre cento inquilini degli alloggi popolari presentano una petizione chiedendo al sindaco Brucchi di annullare le ordinanze di evacuazione

TERAMO. Revoca degli sgomberi e immediato avvio degli interventi di messa in sicurezza. Gli inquilini delle palazzine popolari di Colleatterrato non mollano. Sono stati costretti a lasciare le loro abitazioni dopo le verifiche dei tecnici della Protezione civile per l’accertamento dei danni causati dai terremoti di agosto e ottobre, ma vogliono rientrare al più presto. Per questo rivolgono un appello al sindaco Maurizio Brucchi, all’amministratore unico dell’Ater Armando Rampini e al governatore Luciano D’Alfonso per l’adozione di misure che gli consentano di riprendere possesso delle loro abitazioni a stretto giro. La richiesta di provvedimenti destinati ad annullare gli sgomberi è contenuta in una petizione firmata da un centinaio di inquilini che specificano di parlare a nome di tanti altri ai quali, per questioni di tempo, non è stato possibile far firmare il documento. «Gran parte delle relazioni tecniche poste come solo fondamento delle numerose ordinanze di sgombero, classificano con la categoria “B” gli edifici esaminati», affermano, «confermandone l’agibilità, ferma restando la necessità di interventi relativamente semplici o che attengono alla manutenzione ordinaria». Gli inquilini ricordano che «sulla stabilità degli edifici, sia i sopralluoghi svolti con puntualità e attenzione dai vigili del fuoco sia, recentemente, le rassicurazioni verbali espresse dei tecnici della Protezione civile, sembravano escludere la necessità di dover abbandonare gli immobili che avevano già superato indenni il terribile terremoto del 2009 e le fortissime prime scosse del 2016». Nonostante questo, però, le palazzine sono state lo stesso sgomberate. Gli assegnatari degli alloggi non negano la necessità di «una seria e attenta attività di manutenzione che in molte situazioni ritarda da decenni o è stata volta in modo insufficiente», ma contestano l’evacuazione d’urgenza delle palazzine in quanto non sarebbero dimostrate le condizioni di rischio per l’incolumità di chi le abitava. «Basti pensare che nel post sisma del 2009, gli edifici classificati di categoria B, cioè agibili con provvedimenti, non furono sgomberati durante i lavori di adeguamento», segnalano gli inquilini, «anche per evitare l’esplosione di una emergenza socio-abitativa che già pervade le fasce più deboli della collettività». La stessa procedura, dunque, potrebbe essere adottata al loro caso avviando gli interventi di messa in sicurezza senza evacuare gli alloggi. I residenti nelle palazzine Ater chiedono perché gli è stata negata questa possibilità e sono stati costretti ad abbandonare le abitazioni. «A questa domanda una risposta noi la esigiamo», affermano, «considerato che ad oggi non siamo stati messi neppure nelle condizioni di poter accedere alle relazioni tecniche delle squadre che hanno fatto le verifiche». Brucchi, insomma, dovrebbe revocare le ordinanze e se non lo facesse Rampini, secondo loro, potrebbe presentare un ricorso al prefetto, In ogni caso a D’Alfonso spetta l’onere di garantire risorse che consentano l’avvio tempestivo degli interventi necessari. In caso contrario gli inquilini minacciano di «agire in via giudiziale e in ogni sede competente».

Gennaro Della Monica

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