L’appello di 45 cittadini: «Lasciateci l’ex scuola»

TERAMO. Contro il progetto che prevede nell’ex scuola di Villa Pavone la cosiddetta stazione di posta, ovvero una struttura con finalità sociali che dovrebbe tra le altre cose garantire un letto a...
TERAMO. Contro il progetto che prevede nell’ex scuola di Villa Pavone la cosiddetta stazione di posta, ovvero una struttura con finalità sociali che dovrebbe tra le altre cose garantire un letto a persone in difficoltà, dopo la raccolta di firme avviata da Fratelli d’Italia arriva una lettera aperta firmata da 45 residenti del quartiere. Secondo gli scriventi «l’edificio, inagibile e inutilizzabile dal 2016, rappresenta per la nostra comunità un luogo storico, un punto di riferimento. Da anni attendiamo la ristrutturazione del sito e la sua restituzione al quartiere affinché si possa disporre di uno spazio utile e aggregante. Lo abbiamo immaginato come sede del comitato di quartiere per poter organizzare feste, per poter creare un luogo di lettura e scambio libri, per poter avviare le banali attività sociali di cui una comunità ha bisogno. D'altronde le nostre aspettative trovavano forza nelle promesse che ci erano state fatte da questa stessa amministrazione guidata dal sindaco Gianguido D’Alberto. Ci troviamo invece di fronte a un progetto, in fase di approvazione, che toglierà alla nostra comunità questo immaginario».
I 45 firmatari si dicono «favorevoli come cittadini alla creazione di centri di accoglienza, stazioni di posta, dormitori o comunque luoghi socialmente utili che possano aiutare chiunque si trovi in difficoltà; tuttavia, siamo contrari a privare tutta una comunità dell’unica sede disponibile proprio perché unica. Ci sentiamo, inoltre, non solo traditi nelle promesse ma anche esclusi dal modo in cui la decisione è stata adottata. Ci saremmo aspettati un coinvolgimento informativo da parte dell’amministrazione per poter capire effettivamente cosa prevede il progetto ma anche la possibilità di partecipare attivamente a un processo di cui siamo, ormai, solo attori esterni. È mancato un incontro aperto alla cittadinanza, un momento di confronto e di partecipazione. È necessario ripensare a questo progetto e restituire ai residenti, come promesso, la struttura».(d.v.)

