L’Arca riapre con la mostra di Bosi

9 Aprile 2017

Prima iniziativa dopo la chiusura per il terremoto. Inizia lo spostamento dei reperti dal museo archeologico inagibile

TERAMO. Con l'inaugurazione, ieri sera, della mostra dell'artista teramano Romolo Bosi "Déjà vu. Opere 2013-17" è stata riaperta al pubblico L'Arca, il laboratorio di arte contemporanea inserito nel polo museale cittadino. La mostra rimarrà allestita nello spazio espositivo comunale di largo San Matteo fino al 7 maggio (orario 16.30-19.30).

Una trentina le opere esposte, che testimoniano l'interesse dell'autore per la storia dell'arte contemporanea. In particolare per maestri dell'Informale e della Pop-art italiana come Corrado Cagli e Mimmo Rotella. Bosi, classe 1936, è riuscito a realizzare la mostra grazie al crowdfunding (i micro-finanziamenti in rete), attraverso la piattaforma produzionidalbasso.com. L'Arca torna così alla sua funzione. Dopo il terremoto il Comune ha prestato lo spazio all'Ufficio scolastico provinciale, che dalla propria sede al secondo piano dell'edificio, dichiarata parzialmente inagibile, si è spostato per due mesi al primo piano. Terminati i lavori, l'Ufficio scolastico è tornato nella sua sede, permettendo la riapertura de L'Arca come spazio espositivo.

Il sindaco Maurizio Brucchi sottolinea: «La mostra di Romolo Bosi segna la ripresa delle attività espositive della nostra città dopo il sisma e si carica di uno speciale significato proprio perché tale ripartenza ha per protagonista un teramano. Ora bisogna tornare alla normalità. Se è necessario tornare a edificare laddove il sisma ha distrutto, altrettanto necessario è tornare a imporre un'identità culturale che nessun sisma può annebbiare». Aggiunge la neo assessora alla cultura, Caterina Provvisiero, presente ieri all'anteprima per la stampa della mostra di Bosi: «Dobbiamo lavorare e andare avanti con le strutture a disposizione. L'effetto più doloroso del terremoto è la chiusura del museo archeologico. L'Ipogeo è al momento l'unica sala cittadina per ospitare, oltre al consiglio comunale, convegni e mostre più grandi. La pinacoteca accoglierà parte dei reperti del museo archeologico. Stiamo facendo una programmazione per capire come utilizzare gli spazi disponibili». Il museo archeologico, intitolato allo storico Francesco Savini, è stato dichiarato totalmente inagibile, con una classificazione "E", dai tecnici Aedes della Protezione civile. Già dopo il sisma del 24 agosto l'antico edificio aveva avuto un'inagibilità parziale, le scosse del 30 ottobre lo hanno condannato alla chiusura.

Gioia Porrini, referente dei servizi educativi del polo museale, spiega che «a giorni il museo Savini, d'accordo con la Soprintendenza d'Abruzzo, verrà svuotato completamente per far entrare la ditta Marcozzi per la messa in sicurezza». I pezzi archeologici del Savini saranno distribuiti tra pinacoteca, Ipogeo e siti archeologici cittadini. I plutei, per esempio, che facevano parte dell'antica cattedrale, andranno nel sito di piazza Sant'Anna. Invece, la grande pittura murale di Gennaro della Monica nella sala San Carlo, opera fortunatamente rimasta intatta, resterà al suo posto, protetta da un intervento di messa in sicurezza concordato con la Soprintendenza alle Belle arti. L'imperativo è non disperdere i reperti in musei di altre città, altrimenti si corre il rischio che non tornino più a Teramo. Certo, in questa fase delicatissima non aiuta il fatto che il polo museale non abbia un direttore: il contratto di consulenza fatto dopo il pensionamento all'ex direttrice Paola Di Felice è scaduto da mesi e il ruolo è vacante.

Anna Fusaro

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