L’arma dell’arte per opporsi alla violenza sulle donne

26 Novembre 2015

TERAMO. L’arte come mezzo per opporsi alla violenza sulle donne, attraverso i versi, i suoni e i gesti di studentesse e studenti teramani. Un “no” forte e chiaro, ribadito nei molteplici contributi...

TERAMO. L’arte come mezzo per opporsi alla violenza sulle donne, attraverso i versi, i suoni e i gesti di studentesse e studenti teramani. Un “no” forte e chiaro, ribadito nei molteplici contributi preparati dai ragazzi delle scuole superiori, che ieri pomeriggio hanno aderito all'iniziativa organizzata dal centro di cultura delle donne “Hannah Arendt”, con il patrocinio di Provincia, Comune, Università e Cpo provinciale. Una platea gremita ha assistito alle performance di danza, musica, poesia, pensieri e arti visive mostrate durante l’evento “No alla violenza sulle donne. Contribuisci con un tuo verso”, coordinato dalla presidente del centro “Arendt” Guendalina Di Sabatino. «Quando sei in una situazione del genere, il tuo unico obiettivo è quello di scappare. Ma ogni tentativo era vano. Piangevo, urlavo e sbraitavo e cercavo di toglierli dal mio corpo, ma la loro violenza era troppa». Quattro studentesse del Pascal immaginano e raccontano così l’abuso subito da una ragazza che, seppure immaginaria, potrebbe incarnare l’esperienza di molte giovani donne. «La violenza distrugge, annulla speranze, cancella diritti. Non è mai la soluzione ad un rifiuto», scrive Eleonora Forlizi del Milli. «Un rapporto a due malato, affonda le sue radici nell’incertezza, nella paura e nell’angoscia», recita una nota di Michele Mura della classe 2b di Scienze Umane. Questi e altre pensieri e poesie, formulati dagli studenti degli istituti “Cameli”, “Alessandrini”, “D'Annunzio”, “Di Poppa-Rozzi”, “Milli”, “Pascal” e dello scientifico “Delfico”, sono stati letti dalla docente Paola Fabiocchi nel corso dell'iniziativa. I ragazzi dell'artistico “Montauti” hanno descritto alcune opere artistiche che rappresentano la violenza contro le donne. Gli studenti del coreutico “Delfico”, invece, si sono esibiti più volte, vestiti di rosso e di nero, descrivendo con i movimenti della danza gli effetti del trauma e dell'abuso. Oltre a loro, hanno eseguito una performance anche le allieve della scuola "La Sylphide" di Teramo mentre gli interventi musicali sono stati curati dal Trio Lancillotto e dal contralto Tamara Macera. (c.d.g.)

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