L’arte riaccende la luce nell’ex manicomio

12 Settembre 2015

Grande affluenza alla mostra organizzata nell’ambito del Festival della Follia anche per l’interesse verso l’edificio. Fagnano: «Impossibile recuperarlo tutto»

TERAMO. C’è un legame profondo fra la città di Teramo e il suo ex manicomio. Ed è forse per questo motivo che la mostra d’arte contemporanea inaugurata ieri pomeriggio in una porzione dell’ex ospedale psichiatrico Sant’Antonio Abate in via del Baluardo ha registrato una grande affluenza di persone. In fila, pazientemente, i cittadini hanno atteso di poter entrare in piccoli gruppi, dopo aver firmato una liberatoria sulla sicurezza – considerato lo stato fatiscente della struttura – ricordando storie pubbliche e private intrecciate al luogo. “Qui solamente i pochi forse neppure i veri” il titolo dell’iniziativa: un omaggio all’epigrafe, ora smantellata, che si trovava all'ingresso del complesso di ben 25mila metri quadri di porta Melatina. La mostra, curata da Giuliana Benassi, rientra nel cartellone di eventi del Festival della Follia organizzato dal Comune di Teramo e resterà aperta al pubblico fino a lunedì, con ingresso gratuito negli orari 10-13 e 16-20. Sette gli artisti coinvolti nella sfida: Vincenzo Core & Fabio Scacchioli, Paolo Di Giosia, Piergiuseppe Di Tanno, Emiliano Maggi, Corrado Sassi e Fabrizio Sclocchini. Diversi per generazione e linguaggio gli artisti hanno interpretato il tema della follia attraverso video, fotografie, scultore, installazioni e performance dal vivo, sistemando le proprie opere in alcuni antri dell’ex ospedale psichiatricoche ha mantenuto il suo potere evocativo. «Alla base della mostra c’è sì una riflessione sulla follia, ma soprattutto sulla memoria del luogo e sulle presenze che ancora vi riecheggiano», ha spiegato la curatrice. All’inaugurazione ha preso parte anche Roberto Fagnano, direttore generale della Asl di Teramo che è proprietaria della struttura. Fagnano è intervenuto in merito al ripristino dell'immobile: «È impossibile immaginare di recuperare l’intero complesso nonostante il suo valore storico-culturale. Tra l’altro si tratta di una struttura vincolata, pertanto si dovrebbe ristrutturare così com’è. E si spenderebbe tre volte tanto rispetto a una costruzione nuova. Anche il valore potenziale, attraverso una permuta con privati, è pressoché inesistente: questo perché a Teramo in realtà il valore degli immobili è nullo o bassissimo».

Emanuela Michini

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