L’assegno è buono, anzi è fasullo Imprenditore perde 40mila euro

15 Gennaio 2016

Il titolare della Lanciotti distribuzione bevande pronto a un’azione legale contro la Bper che prima assicura l’esigibilità del titolo, poi si accorge che è clonato e storna la somma sul conto

TERAMO. Un assegno circolare inizialmente preso per buono, ma poi rivelatosi fasullo costa a un’azienda teramana che distribuisce bevande – la Lanciotti distribuzione srl di Tortoreto – la perdita secca di 40mila euro. Eppure il cassiere della filiale della Bper di Giulianova, la banca dove la Lanciotti ha il conto corrente, aveva effettuato tutti i controlli del caso e aveva assicurato che era tutto a posto. Così sembrava, ma pochi giorni dopo la banca fa sapere al titolare dell’azienda che quell’assegno era un bidone e che quindi i 40mila euro depositati sul conto corrente erano stati stornati.

L’imprenditore sostiene che la colpa della mancata verifica è della banca; la Bper, anche attraverso la sua pagina facebook sulla quale c’è un lungo scambio di messaggi con lo stesso Lanciotti, afferma invece di avere seguito tutte le procedure corrette. Chi ha ragione? Probabilmente sarà un giudice a stabilirlo, giacché l’imprenditore si è rivolto a un legale, l’avvocato Alfredo Morrone di Roma, per avviare un procedimento giudiziario dopo che ogni tentativo di trovare un accordo bonario con la banca è fallito. Il caso non solo è curioso, ma anche a suo modo emblematico delle difficoltà che spesso insorgono nei rapporti tra clienti e banche.

Tutto comincia nell’agosto scorso quando la Lanciotti distribuzione vende on line un carico di bevande per un valore di 40mila euro. Dopo qualche giorno nel deposito di Tortoreto si presenta un camionista per caricare la merce consegnando in pagamento un assegno circolare della Cariparma di pari valore. Un assegno circolare dovrebbe essere denaro contante, ma prima di consegnare la merce l’imprenditore va nella sua banca per verificare se è coperto. Il cassiere, tramite il circuito interbancario, si mette in contatto con l’agenzia Cariparma che ha emesso l’assegno e garantisce a Lanciotti che è tutto ok. L’imprenditore quindi versa l’assegno sul proprio conto, torna al deposito a fa caricare i 40mila euro di bevande sul camion.

Quattro giorni dopo la doccia fredda. Una nota della banca fa sapere che la somma è stata stornata dal conto corrente perché l’assegno è risultato contraffatto, probabilmente clonato da un originale che era sta già stato pagato per poco più di mille euro. Ma come è stato possibile non accertarlo nel momento stesso in cui era stato portato in banca? Com’è che anche la Cariparma non si è accorta che quell’assegno era fasullo?

Questo è ancora tutto da capire, ma il problema vero, quello che Lanciotti vuole porre all’attenzione dell’opinione pubblica, è un altro: ci si può fidare della propria banca o no? «A questo punto», scrive l’avvocato dell’imprenditore alla Bper, «si concretizza il danno evidente in capo alla mia assistita per esclusivo fatto e colpa della vostra banca, istituto di fiducia della mia cliente alla quale ci si è rivolti per verificare e l’esigibilità dell’assegno e la regolare emissione dello stesso. La gravità del comportamento e la dinamica dei fatti, che inficia l’affidamento del cliente verso la propria banca, mi induce, sin d’ora ad interessare l’autorità di vigilanza competente e, pertanto, la presente missiva viene indirizzata alla Banca d’Italia per l’espletamento delle verifiche che riterrà necessarie».

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