L’ateneo si organizza Un appello in più per esami e lauree

L’Università di Teramo accoglie la richiesta degli studenti Le lezioni in presenza sono sospese almeno fino al 5 aprile
TERAMO. Dopo aver deciso di interrompere la didattica in presenza proprio quando stava per ripartire, l’Università di Teramo cerca comunque di riorganizzarsi. Una sessione di laurea in più e, di conseguenza, un appello in più per gli esami: questa la novità decisa dall’ateneo, che ha risposto favorevolmente alla richiesta in tal senso avanzata dai gruppi studenteschi facendo leva sul decreto Milleproroghe che sposta al 15 giugno 2021 la data ultima per conseguire i titoli di studio relativamente all’anno accademico 2019/2020. Lo conferma lo stesso rettore Dino Mastrocola, non nascondendo la tristezza per aver dovuto bloccare le lezioni fino almeno al 5 marzo in via cautelativa. «Cerchiamo disperatamente di tornare alla normalità», dice con amarezza. La didattica in presenza sarebbe dovuta ripartire ufficialmente lunedì, ma in realtà in alcuni casi era già stata avviata. L’università si era adeguata prevedendo, tra le misure di sicurezza, anche la predisposizione di un sistema informatico per la prenotazione delle lezioni e il tracciamento.
Lo stesso Mastrocola, in una lettera diffusa nei giorni scorsi e dedicata agli studenti, aveva motivato la decisione di interrompere le lezioni con l’incertezza dovute al Covid. Ci sono infatti le varianti del virus. E poi ci sono centinaia di studenti confinati in zone rosse. «Non sappiamo quanto sarà lunga questa emergenza», aveva detto il rettore nella lettera, «Dobbiamo avere fede nella scienza che sicuramente ci porterà a superare questo periodo terribile».
Ieri è arrivata la reazione degli studenti. «Come comunità studentesca, nonostante l'ottima notizia che vede le attività laboratoriali tra quelle da svolgere in presenza, non possiamo che essere amareggiati dalla nuova chiusura dell'ateneo», scrive la presidente del consiglio degli studenti Emanuela Testa a nome dell’organo di rappresentanza, «eravamo pronti a tornare, avevamo apprezzato lo sforzo dell'ateneo per l'organizzazione del nuovo semestre. Eravamo pronti a tornare dopo un anno di didattica a distanza, perché avevamo, oltre che la voglia, la necessità di seguire le lezioni da un banco e non da un pc». Poi anche una stilettata alla Regione: «Eravamo pronti a tornare perché gli investimenti fatti sulla nostra formazione sono tanti e onerosi ed è giusto dar loro il valore e l'attenzione che meritano, partendo dalla mensa, chiusa, passando per la biblioteca Melchiorre Delfico, ancora chiusa, per finire alle borse di studio, che ancora non vengono finanziate dalla Regione. Avremmo tanti motivi per opporci alla decisione presa, ma non lo faremo, perché abbiamo a cuore il benessere e la salute di tutti. Quindi, per pieno senso di responsabilità, decidiamo di fare ancora un altro sforzo, nella speranza che sia l'ultimo».
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