L’ateneo teramano nella task force per salvare il rinoceronte bianco

6 Luglio 2018

La specie è considerata “funzionalmente estinta”, restano solo due esemplari di femmine sterili Una ricerca internazionale a cui partecipa l’università punta a creare embrioni da impiantare nei cavalli

TERAMO. L'obiettivo, è quello di evitare la definitiva scomparsa di una specie già "funzionalmente" estinta, quale quella del rinoceronte bianco settentrionale. Un obiettivo al quale concorre anche l'università di Teramo, che dal 2015 è entrata a far parte di una task force istituita a Vienna e composta da un gruppo di ricerca di cui fanno parte scienziati con diverse competenze che operano in istituzioni di ricerca europee, australiane e giapponesi, e che ha già visto il team raggiungere un ambizioso risultato: quello di riuscire a produrre embrioni in vitro di rinoceronte bianco e la derivazione da essi di cellule staminali embrionali.
Un risultato pubblicato su Nature Communication e presentato ieri in contemporanea a Berlino e all'università di Teramo, e che rappresenta il primo passo per la generazione di gameti, oociti e spermatozoi artificiali dai quali generare un numero illimitato di embrioni. «Il rinoceronte bianco è una specie "funzionalmente" estinta», ha spiegato oggi Pasqualino Loi, del laboratorio di embriologia della facoltà di Medicina Veterinaria dell'ateneo teramano, che fa parte della task force per la salvaguardia del rinoceronte bianco, «dei tre esemplari che erano esistenti, il maschio è morto la scorsa primavera e le due femmine rimaste sono sterili. L'obiettivo di questa ricerca è quello di salvare la specie dall'estinzione, ottenendo degli embrioni e valutare la possibilità di trasferirli nell'utero di una specie domestica, come il cavallo».
E sarà proprio questo il prossimo passo: trasferire gli embrioni ottenuti in femmine di cavallo, che fra gli animali domestici sono i più simili per quanto riguarda le caratteristiche della placenta, utilizzando degli embrioni chimera, nei quali solo lo strato di cellule più interno, destinati a formare il feto, è di rinoceronte, mentre il più esterno dal quale nascerà la placenta è della specie ospite. Questo, però, non prima di aver portato a termine tutta una serie di altri passi. Ad oggi, utilizzando un dispositivo tecnico recentemente brevettato, gli scienziati sono stati in grado di raccogliere 30 ovociti prelevati in vari zoo europei da femmine di rinoceronte bianco meridionale, di cui 17 fecondati con il seme della stessa sottospecie e 13 fecondati con gli spermatozoi congelati di esemplari deceduti di rinoceronte bianco settentrionale. In questo modo sono stati ottenuti 7 embrioni di rinoceronte, bloccati a 12 giorni di sviluppo: alcuni sono stati congelati in attesa del trapianto nell'utero di madri surrogate, mentre altri sono stati usati per ottenere cellule staminali embrionali che saranno portate a Berlino per testare tecniche con cui produrre nuovi gameti, con l'obiettivo di creare una popolazione di rinoceronti con una ricca diversità genetica.
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