L’Ater: «Ricostruzione avviata per tutti i 61 edifici lesionati»

19 Dicembre 2021

La presidente Ceci difende l’operato dell’ente e spiega perché le procedure sono lunghe e complesse «Tante variabili, una è la necessità di aggiungere i fondi del superbonus in corso d’opera»

TERAMO. «Non è vero che la ricostruzione delle case Ater non è partita, non posso accettare questa affermazione». Maria Ceci, la presidente provinciale dell’agenzia territoriale per l’edilizia residenziale pubblica, difende il proprio operato dall’attacco del comitato inquilini Erp di Teramo, che giorni fa aveva dichiarato: «A cinque anni dal sisma non s’intravede nemmeno l’inizio dei lavori». Lo fa in un’intervista al Centro in cui ribadisce e approfondisce numeri già dati un mese fa ma soprattutto cerca di far capire perché i tempi delle procedure di ricostruzione degli edifici sono così lunghi.
Presidente, perché non si può parlare di ricostruzione ferma?
«Perché abbiamo 61 edifici danneggiati, finanziati con 60 milioni, e per tutti e 61 sono stati avviati i procedimenti. I cantieri già aperti sono sette, per altri 10-15 edifici siamo in attesa delle autorizzazioni per andare in gara d’appalto. Tutto quello che l’Ater poteva fare, almeno finora, lo ha fatto. Il 2021 ha visto l’affidamento di tutte le progettazioni, con previsione di termine e realizzazione dei progetti. Comprendo benissimo che per il cittadino la ricostruzione è vedere gru e impalcature, ma prima di vederle deve passare un lungo tempo che serve a porre le basi di una ricostruzione seria, che tenga conto non solo delle lesioni causate dal sisma ma di tutte le criticità degli immobili. Una cosa è certa: io alla fine voglio vedere lavori fatti bene rispettando tutte le norme».
Quindi lei si sente in linea con gli obiettivi di partenza?
«Sì, posso dire di essere in linea. Ma la questione ricostruzione è molto complessa, ci sono tante variabili esterne che non sono imputabili a noi».
Può fare qualche esempio concreto degli ostacoli che rallentano le procedure?
«Abbiamo da tempo l’autorizzazione a demolire e ricostruire un edificio di via Spataro a Teramo che da “B” è stato riclassificato “E”, ma dentro ci sono ancora due famiglie: e non è l’Ater a doverle sgomberare. Spesso ci arrivano dai tecnici progetti che superano – talora non di poco – il budget e bisogna ricalibrarli; inoltre i cantieri già partiti sono complessi e questo comporta un’interlocuzione pesante con le imprese. In fase di realizzazione dei lavori sta venendo fuori l’esigenza di utilizzare il superbonus 110% o i fondi per l’efficientamento energetico in aggiunta ai fondi sisma, e questo porta ulteriore complessità perché bisogna inserire nel procedimento avviato un ulteriore finanziamento».
Non c’è forse anche il fatto che servono troppi passaggi tra enti prima di dare l’ok a un progetto?
«Posso dire che si sta lavorando per snellire la procedura e accorciare i tempi: l’ideale sarebbe mettere intorno a un tavolo tutti gli enti coinvolti e fare una valutazione sincrona del progetto per evitare di dover conferire termini per le integrazioni. Comunque tengo a dire che sulla ricostruzione l’Ater ha una costante interlocuzione con la Regione, in particolare con l’assessore Quaresimale, con la struttura commissariale e con l’Usr».
Il personale è sufficiente?
«Grazie all’ordinanza speciale del commissario Legnini abbiamo potuto dare incarichi a due tecnici esterni e prevediamo di utilizzarne altri tre senza gravare sul bilancio dell’ente. Nel 2022 avvieremo concorsi per assumere in tutto sette unità, anche se non saranno tutti tecnici. Di sicuro oltre alla ricostruzione l’Ater non ha messo da parte l’attività istituzionale: e la porta avanti avendo, dal sisma in poi, 400mila euro in meno all’anno di entrate».
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