L’auto fu incendiata per una vendetta: il gip riapre il caso

27 Ottobre 2014

Tortoreto, ritorsione nei confronti di un commerciante che presenta al giudice la confessione scritta dell’esecutore

TORTORETO. Il giudice riapre l’indagine sul rogo doloso che la notte del 16 giugno 2009 distrusse un’autovettura danneggiando parzialmente anche la facciata di un’abitazione sotto cui era posteggiata la vettura. Il gip del tribunale di Teramo Domenico Canosa, accogliendo l’opposizione fatta dalla parte lesa alla richiesta d’archiviazione della procura, ha chiesto al pm di svolgere nuovi accertamenti e di procedere all’iscrizione nel registro degli indagati sia del presunto mandante, un imprenditore tortoretano, che della persona che avrebbe organizzato, tramite terzi, l’attentato incendiario. A subire il rogo doloso per questioni, a quanto sembra, legate a vicende immobiliari e a mancati accordi, è stato un ex commerciante ora in pensione di Tortoreto. Secondo l’accusa, dunque, sarebbe stata una ritorsione concretizzatasi nell’azione vandalica. All’atto della denuncia presentata nel 2009 ai carabinieri della stazione tortoretana, la vittima da subito sospettò l’origine non casuale del rogo dichiarando, però, anche di non sapere chi ne fosse l’autore e asserendo, in quel contesto, di non aver mai subito minacce. Solo successivamente, anche attraverso indagini investigative private, si è arrivati al presunto mandante e all’organizzatore di quell’incendio che a Tortoreto fece discutere. Dunque ora bisognerà accertare le responsabilità del presunto mandante e dell’organizzatore. Proprio quest’ultimo, a distanza di alcuni anni dalla vicenda avrebbe decise di rivelare alla vittima di quell’incendio i fatti così come erano andati, raccontando tutto per iscritto all’ex commerciante. La sua confessione costituisce un importante elemento su cui andrà a fondarsi l’ eventuale processo per danneggiamento da incendio, ipotesi di reato contestato ai protagonisti che in concorso avrebbero agito e su cui, ora, sta lavorando la procura. Ora si attende l’esito delle indagini che porterà il pm a cui è affidato il fascicolo a stabilire le presunte responsabilità e a chiedere il rinvio a giudizio degli indagati o a procedere, al contrario, ad una nuova richiesta di archiviazione.

Alex De Palo

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