L’economia rischia il tracollo «Bisogna ripartire presto e bene»

Florimbi (Camera di commercio): gli effetti del sisma sono già evidenti e possono diventare definitivi La zona montana e il centro storico del capoluogo devono recuperare attrattività con piani mirati
TERAMO. Ripartire subito e ricostruire bene «perché le attività produttive non possono aspettare». L'effetto sisma ha già allungato la sua ombra tetra sull'economia teramana e rischia di durare ben più dello sciame ancora in corso e della paura che spinge tanti residenti in città e nell'area interna della provincia a cercare rifugio e tranquillità verso il mare.
Un'effettiva quantificazione dei danni diretti creati dalle scosse di agosto e ottobre non è ancora possibile, ma il pericolo di spopolamento del centro storico del capoluogo quanto dei borghi montani, entrambi già in sofferenza per le contingenze storiche e sociali, è concreto. Del loro destino comune e delle possibili strategie per evitare il tracollo definitivo parla il vicesegretario della Camera di commercio Salvatore Florimbi. «Le conseguenze indirette del terremoto avranno effetti duraturi soprattutto sul turismo», prevede, «ne risentiranno in particolare le aree interne che perderanno ulteriormente capacità attrattiva non solo per la stagione invernale alle porte ma anche per il futuro». Il crollo del mercato immobiliare anche legato alle ristrutturazioni in quelle zone potrebbe rivelarsi definitivo. «Chi ha una seconda casa dove magari tornava a trascorrere le vacanze», evidenzia Florimbi, «farà fatica a volerla recuperare». Gli emigrati per lavoro che ogni estate ripopolano i centri già di per sé semideserti della montagna teramana probabilmente sceglieranno altre mete per le loro ferie e questo rischia di assestare la mazzata letale alla fragile economia e ai servizi di quell’area. «Cambierà di sicuro la ricerca di strutture recettive», osserva il rappresentante della Camera di commercio, «qualcuno ci penserà due volte a prenotare un soggiorno in un antico casale ristrutturato benché suggestivo». Senza afflussi turistici spariranno anche le poche attività commerciali che ancora resistono in quei borghi. Lo stesso effetto domino si potrebbe innescare nel centro storico di Teramo. La chiusura definitiva di due scuole che attraevano più di novecento studenti con relativi accompagnatori e insegnanti ha già colpito il giro d’affari dei negozi del circondario. Senza contare che la migrazione serale e nei fine settimana verso la costa toglie clientela a pub, pizzerie e locali vari. «Le conseguenze per il centro storico sono evidenti», spiega Florimbi, «nel giro di qualche mese il fenomeno della fuga verso il mare si può limitare, ma resta il pericolo della desertificazione legato alla perdita di punti di riferimento».
Il ridimensionamento della Provincia, con la diaspora dei suoi dipendenti verso altri enti, è l’ultimo esempio non connesso al terremoto di perdita di attrattività del centro storico. Potrebbe succedere anche con la fusione delle camere di commercio di Teramo e l’Aquila, ma almeno in questo caso la minaccia di ulteriori allontanamenti forzati sembra destinata a essere scongiurata. Il problema, però, va risolto alla radice, ripensando il cuore della città non più in funzione di servizi per il settore terziario che comunque segna il passo. Per la montagna come per il centro storico di Teramo c’è una sola via di salvezza. «Non rassegnarsi o rilassarsi in attesa che le questioni si risolvano da sole», tiene a far notare Florimbi, «bisogna fare come in Friuli: muoversi e ricostruire quasi come prima ma con più sicurezza». Serve una strategia, uno sguardo lungo ma subito operativo «che renda di nuovo accoglienti le zone da cui oggi ci si allontana».
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