L’edilizia riparte dopo anni e torna a crescere il lavoro nero

20 Aprile 2016

Aumentano le ore lavorate e i salari ma non i lavoratori, che anzi nel Teramano calano del 2% Amicucci (Fillea Cgil): «Significa che si utilizza manodopera irregolare, soprattutto grazie ai voucher»

TERAMO. L’edilizia è ripartita. Dopo anni di segni negativi, ora è confortante vederne di positivi, sebbene la ripresa non possa dirsi consolidata. Ma purtroppo il lato negativo c’è. Si tratta di una ripresa in qualche misura malata, visto che si accompagna a un exploit del lavoro nero.

E’ quanto si deduce dai dati del coordinamento nazionale Casse edili. Dati che parlano, finalmente, di un trend positivo di ore lavorate, sia a dicembre 2015 che a gennaio 2016 sui rispettivi mesi degli anni precedenti. E a Teramo, oltre che a Chieti, l’incremento è maggiore rispetto alla media abruzzese (cioè il 9% a dicembre, l’1% a gennaio, mese più freddo). «Il problema arriva quando si considerano i lavoratori iscritti alla Cassa edile», spiega Silvio Amicucci, segretario della Fillea Cgil, «Il dato è in controtendenza: continuiamo a perdere lavoratori. Questo non può dire altro che aumenta il lavoro nero». Infatti il numero dei lavoratori diminuisce del 2%, a fronte di un aumento fra il 10 e il 7% in Abruzzo.

«Non solo: aumenta la massa salari, altro dato che stride con la diminuzione dei lavoratori», aggiunge Amicucci, «si deduce che le aziende dichiarano meno lavoratori e quelli che sono in regola vengono utilizzati di più». E sta cambiando anche il modo di aggirare le regole. Fino all’anno scorso si usavano le partite Iva: in pratica l’impresa la faceva aprire al lavoratore ufficialmente diventava autonomo, ma restava a tutti gli effetti un suo dipendente. L’anno scorso in Abruzzo c’erano 17mila partite Iva, più dei lavoratori iscritti alle Casse edili. Adesso invece è il momento del voucher. Spinti probabilmente anche dal peso fiscale a carico del finto lavoratore indipendente, adesso lo stesso lavoratore è sprofondato nel lavoro nero più assoluto. «L’imprenditore privo di scrupoli acquista dei voucher e li tiene nel cassetto: quando arriva il controllo li tira fuori, altrimenti paga tutto in nero», spiega il sindacalista, «stiamo aspettando i dati ufficiali ma questa è l’ultima tendenza». Tutto questo, fa notare Amicucci, dipende anche dalla tipologia dei lavori su cui ruota il settore attualmente. Si tratta soprattutto di ristrutturazioni di edilizia privata, più soggette a lavoro irregolare. Per gli appalti pubblici, in cui il lavoro è regolare, «i Comuni stanno facendo qualcosa in più, principalmente rotonde e lavori nelle scuole. Ma quelli grossi come quarto lotto della Teramo-mare, la pedemontana, i lavori del Ruzzo e sui depuratori, ancora devono partire. C’è da dire che nei Comuni del cratere finalmente la ricostruzione è partita, ma nei Comuni extra cratere siamo all’anno zero».

In calo anche le imprese, che rispetto a una sostanziale stabilità in regione, in provincia di Teramo calano del 5%. «Ma è un dato che si potrebbe leggere in termini positivi. Non sempre piccolo è bello: se un'impresa ha 6 dipendenti è meglio che li raddoppi e si rafforzi piuttosto che si frammenti in più imprese».

La Fillea chiede dunque misure per combattere il ritorno al lavoro nero, in primis la creazione di un osservatorio che incroci i dati di Inps, Inail, Cassa edile e Comune, da istituire anche in prefettura. In attesa che si concretizzi la riforma degli appalti, su cui la Fillea dà un giudizio tutto sommato positivo, però auspica che torni il criterio della “conguità” a ispirare il nuovo tipo di Durc, cioè il documento unico on line, le cui caratteristiche consentono ora il ricorso al lavoro nero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA