L’entroterra si spopola sempre di più

Residenti in calo del 4,4% dal 2016: crollo a Castilenti, Fano e Castelli. Tra le attività, male manifatturiero e commercio
TERAMO. Spopolamento della montagna in accelerazione. In tre anni e mezzo, da 2016 a fine giugno 2019, la parte interna della provincia di Teramo ha perso il 4,4% della popolazione. Ed è una migrazione che non comprende l’esodo direttamente legato al terremoto: chi usufruisce dell’autonoma sistemazione, pur se alloggiato altrove deve rimanere residente nel paese dove abitavano.
Non va molto meglio – secondo lo studio della Camera di commercio – per le imprese, anche se al primo colpo d’occhio sono aumentate: da 6.180 del terzo trimestre 2016 a 6.263 del giugno 2019. Ma i comuni che hanno segni significativamente positivi sono solo Civitella (+38), Castilenti, che è una porta verso la provincia di Pescara (24), Campli , a un’altitudine piuttosto bassa (17) e Crognaleto (+13). Interessante combinare queste cifre ai settori: cresce solo l’agricoltura (+21), probabilmente grazie al Piano di sviluppo rurale che dà contributi per gli insediamenti ai giovani. Gli altri settori importanti non brillano: - 6 unità il manifatturiero, -6 le costruzioni, - 9 il commercio. Crescono le imprese nell’alloggio e ristorazione (+25), sopratutto grazie a Montorio (+10), Civitella (5) e Campli (5).
Sui servizi qualche segno positivo, ma sono numeri minimali. Preoccupante è che diminuiscono le imprese nell'attività sanitaria e di assistenza sociale (-3). «La montagna teramana vive le medesime problematicità che nel resto d'Italia rese ancor più gravi, in provincia di Teramo, dagli effetti del sisma 2016/2017», commenta il presidente della Camera di commercio, Gloriano Lanciotti, «i dati demografici evidenziano una preoccupante dinamica che deve essere affrontata immediatamente e con interventi efficaci. Si ritiene necessario sviluppare una pianificazione strategica sul futuro della montagna che deve avere quale obiettivo primario creare le condizioni sociali ed economiche affinchè le nuove generazioni possano vivere in questi luoghi e si possano generare anche fenomeni di ritorno o di nuova residenzialità. È urgente e doveroso creare le condizioni affinché ci sia una rete elementare di servizi alle persone di tipo sanitario, scolastico, assistenziale, terziario che consenta, a chi vuole vivere dignitosamente in questi luoghi, di poterlo fare. Per le attività economiche, la strategia deve sostenere l'imprenditorialità e l'occupazione giovanile nelle filiere produttive della montagna, partendo da un basilare presupposto: la crescita di competenze e conoscenze negli ambiti di creazione e gestione delle imprese in ambito montano. In particolare bisogna realizzare e rafforzare una nuova economia della montagna, puntare sullo sviluppo delle eccellenze territoriali valorizzando le produzioni tipiche che hanno scarsa visibilità commerciale e difficoltà di collocamento sul mercato, supportare i green jobs».
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