L’escluso Cianciotta: così volevo innovare Teramo

TERAMO. «Senza idee non si produce innovazione e la ricostruzione non può essere solo un fatto materiale. Penso ad esempio a uno spazio di questa città, come l'Ipogeo, che non ha valore in sè, ma in...
TERAMO. «Senza idee non si produce innovazione e la ricostruzione non può essere solo un fatto materiale. Penso ad esempio a uno spazio di questa città, come l'Ipogeo, che non ha valore in sè, ma in quanto luogo di idee. Ecco secondo me la ricostruzione può diventare per l'intera regione - che sui temi strategici è veramente in ritardo- la più grande opportunità per produrre innovazione e uscire da schemi precostituiti». Questi i punti di partenza di Stefano Cianciotta, docente all'università di Teramo, che ieri mattina ha presentato, a una nutrita platea, il progetto con il quale si era candidato come direttore all'ufficio speciale per la ricostruzione di Teramo, posizione poi assegnata dalla Regione all'ingegner Marcello D'Alberto.
«Mi sembrava doveroso, perchè il progetto è stato il frutto di un lavoro di squadra, realizzato in collaborazione con il gruppo di ricerca diretto dal prorettore dell'ateneo cittadino, Christian Corsi, e con Antonio Ortensi, consulente di management nelle costruzioni», ha precisato Cianciotta. Almeno 40 figure da individuare per le risorse umane, con competenze non solo tecniche, amministrative o di comunicazione, ma anche di gestione e pianificazione, e ancora uno sportello unico per le attività produttive per attrarre investimenti e un'attività di pianificazione strategica per i Comuni: questi i punti fondamentali del programma del docente che ha criticato la qualità del dibattito nato intorno al tema: «Mi è dispiaciuto il fatto che più che discutere del valore strategico di questa struttura ci si sia soffermati sulla figura che avrebbe dovuto guidarla e sulle sue competenze tecniche. Io sono dell'idea che per queste posizioni di vertice ci sia bisogno di capacità trasversali, di una visione d'insieme, perchè ricostruzione significa rigenerazione, non solo urbana, ma anche del tessuto sociale, economico e culturale».
Emanuela Michini
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