«L’esposto contro Pavone è un atto vile»
Toriella Iezzi: Di Girolamo è incapace di governare e così si rivolge alla magistratura
ROSETO. Le polemiche sull’esposto ai danni della ex amministrazione, che hanno animato l'ultimo consiglio comunale, non si placano e Toriella Iezzi, segretario del movimento “Roseto al Centro”, esprime solidarietà umana e politica all’ex sindaco Enio Pavone e a tutta la sua amministrazione, giunta e consiglieri, all’ex presidente del consiglio comunale Nicola Di Marco, ai funzionari e ai dirigenti. «L’esposto alla Procura sul bilancio 2016 da parte del sindaco Sabatino Di Girolamo, dell’assessore Antonio Frattari, del segretario generale e del dirigente Antonella Crisucci, è un atto vile e meschino» dice Toriella Iezzi.
Nella nota difende l’ex amministrazione che, secondo il suo parere, ha sempre agito nel rispetto della legge e nell’interesse della città, e critica l’atteggiamento dell’attuale amministrazione. «L’amministrazione Di Girolamo, incapace di governare, sin dal suo insediamento ha sempre cercato di scaricare la propria responsabilità e inadeguatezza buttando fango su chi lo ha preceduto», precisa Iezzi, «l’atto firmato dal sindaco e dai suoi collaboratori è di una gravità unica che avvelenerà sempre di più il clima politico-amministrativo in questa città. Un episodio del genere non si ricorda a memoria d'uomo nella nostra Roseto». Il segretario di “Roseto al centro” sottolinea che oggi amministrare è difficile a causa della lunga e persistente crisi economica. «Se non si è in grado di amministrare e non si è adeguati al ruolo, bisogna onestamente prenderne atto e rassegnare le proprie dimissioni», afferma , «e non scaricare ogni giorno calunnie nei confronti di chi onestamente e con grandi sacrifici ha esercitato per cinque anni il ruolo di guida amministrativa della città. Quando la politica si rivolge alla magistratura significa che ammette la propria incapacità, significa che ha abdicato al proprio ruolo. Meglio trasferire potere e responsabilità ai giudici e mettersi al riparo facendosene scudo (decisione obbligata per legge) ed attribuire il giudizio finale alla magistratura anziché alle scelte operate in sede politica».(l.v.)
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