L’ex carabiniere diventa sacerdote

Dall’Arma all’altare: la parabola di Luca Torresi che tra una settimana riceverà l’ordinazione in cattedrale dal vescovo
TERAMO. Dal reparto operativo speciale dei carabinieri al sacerdozio. Luca Torresi, teramano di 42 anni, ha abbandonato la divisa dell’Arma per indossare l’abito talare. La sua scelta sarà consacrata sabato prossimo in cattedrale, con l’ordinazione sacerdotale che il diacono riceverà dal vescovo Michele Seccia. Don Luca darà compimento così al percorso di formazione iniziato dieci anni fa quando ormai era avviato alla carriera militare nei carabinieri e aveva già prestato servizio in varie regioni italiane.
A sconvolgere i suoi progetti di vita è stato un pelligrinaggio, come lui stesso ricorda. «Fu da allora che alcuni miei amici mi fecero notare un cambiamento: sebbene io mi sentissi e fossi sempre lo stesso, loro avevano notato dei piccoli cambiamenti, che solo i veri amici possono percepire, nel modo di pregare, di rapportarmi a loro e di vivere la messa». Il racconto dell'ex carabiniere parte da qui, dalla «sana inquietudine» instillata da quei segnali che l’hanno spinto ad avvicinarsi sempre di più a Dio nella ricerca di «qualcosa per cui valesse davvero la pena di spendersi». Il momento della consapevolezza, però, non era ancora arrivato. «Non riuscivo a capire»", spiega don Luca, «fino a quando, seguendo una delle mie “inquietudini” ho iniziato a cercare un direttore spirituale: non sapevo bene cosa fosse ma ciò che mi animava era aver scoperto che tutti i santi ne avevano uno e siccome Giovanni Paolo II ripeteva spesso che tutti dobbiamo aspirare alla santità, ne dovevo avere uno anch'io». Il diacono ormai prossimo al sacerdozio racconta dell’agitazione che caratterizzò la sua ricerca fino a quando «Dio mi ha fatto anche il regalo: don Fabrizio. È con lui che ho potuto comprendere come Dio mi parlava e che cosa voleva da me».
Il cammino, osserva don Luca, è stato «lungo, a volte faticoso, talvolta travagliato, ma ricco di gioia e amore». Durante questo percorso è maturata la vocazione, che la Chiesa defiisce “adulta” perché nata in età non giovanile. «Pian piano Dio mi si è svelato e mi ha fatto comprendere cosa io potessi fare per lui», continua don Luca, «diventare un suo ministro per servirlo nei fratelli».
La sua formazione, però, era appena iniziata. Negli anni successivi l’ex militare dell’Arma ha frequentato l’Almo Collegio Capranica e la Pontificia università Gregoriana di Roma fino a raggiungere il diaconato a settembre dell’anno scorso. A quel punto è arrivato un altro «regalo del Signore», come lo definisce lo stesso diacono. Il vescovo, infatti, gli ha proposto di vivere l'ultima fase della sua formazione in affiancamento a un sacerdote missionario in Brasile. «E' stata un’esperienza molto molto utile, non solo perché ho sperimentato un’altra realtà di chiesa», rivela don Luca, «ma anche perché, a contatto con le difficoltà ambientali e materiali dei brasiliani, ho imparato a puntare all'essenziale, alla Parola ed all’evangelizzazione». L'ultimo “regalo” divino, almeno per il momento – come dice egli stesso – sarà l'ordinazione sacerdotale nella stessa chiesa dove il diacono, da ragazzino, serviva la messa come chierichetto senza immaginare che sarebbe tornato, ormai adulto, davanti a quell'altare per consacrare la sua vita al ministero pastorale. «Ci saranno tante persone che condivideranno con me la gioia del sacerdozio e per questo spero e prego insieme a loro perché potremo vivere assieme questo grande momento, questo grande dono che il Signore fa a tutti noi», conclude, «perché, come ho ripetuto spesso da quando sono diventato diacono, il sacerdozio non è solo un dono per me ma è un dono per tutto il popolo di Dio». Domenica prossimadon Luca celebrerà la prima messa alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a San Nicolò, la sua parrocchia di residenza. «Per la Diocesi di Teramo-Atri è un giorno di festa», si legge in una nota del vescovado, «per un evento che può definirsi eccezionale in un’epoca nella quale le vocazioni sacerdotali scarseggiano».
Gennaro Della Monica
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