L’ex dipendente: quella strada era insicura, non ci dormivo

TERAMO. «Non c’era sicurezza su quella strada. Io non ci dormivo la notte pensando a quello che poteva accadere». Le parole di un dipendente della Provincia (ora in pensione) raccontano in un’aula di...
TERAMO. «Non c’era sicurezza su quella strada. Io non ci dormivo la notte pensando a quello che poteva accadere». Le parole di un dipendente della Provincia (ora in pensione) raccontano in un’aula di tribunale l’ennesima tragedia della strada nel processo a carico di due dirigenti della Provincia. Il caso è quello di una strada senza guard-rail, di una macchina che precipita nel burrone, di un uomo che muore dopo un volo di circa 150 metri: era il primo aprile del 2013 quando la macchina guidata da Antonio D’Ottavio, 34enne di Crognaleto, finì nella scarpata. Lui morì sul colpo, il passeggero che era con lui si salvò. L’incidente avvenne sulla strada provinciale 47/A in territorio di Cortino. A cinque anni dal fatto il processo di primo grado si avvia a conclusione: gli imputati sono Piero Marinucci e Leo Di Liberatore, che nella loro veste di dirigenti addetti, sono accusati «di non aver rilevato la mancanza di barriere di sicurezza lungo la strada provinciale 47 di Pagliaroli». Quel giorno conducente e passeggero erano reduci da un'escursione e stavano tornando a casa a bordo di un fuoristrada. A un certo punto il conducente perse il controllo del mezzo sull’asfalto reso viscido dalla pioggia caduta in precedenza. La conformazione del precipizio, molto probabilmente, aggravò la situazione: nemmeno un albero o un balcone di roccia, in grado di frenare la corsa dell'auto. Il corpo di D'Ottavio – che dopo aver vissuto a Pescara era tornato a San Giorgio dove faceva il muratore – venne trovato a una ventina di metri sotto il ciglio della strada. I familiari della vittima e l’amico si sono costituiti parti civile. Il giudice Franco Tetto ha fissato a giugno l’udienza per la sentenza.(d.p.)
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