L’ex rettore si difende in aula «Mai percepito doppi compensi»

D’Amico si sottopone all’esame da imputato e in oltre quattro ore ricostruisce l’intera vicenda: «Tutti i pareri hanno confermato la legittimità, ritengo di aver svolto il ruolo di docente a tempo pieno»
TERAMO. «Non ho mai percepito un doppio compenso»: l’ex rettore dell’ateneo teramano Luciano D’Amico mette insieme numeri e slides con un rigore matematico. Lo fa nell’aula di tribunale in cui da imputato si sottopone all’esame e in oltre quattro ore elenca fatti e circostanze. Il processo è quello nato da un giudizio immediato (chiesto dagli stessi imputati) e non servono i tecnicismi giuridici a spiegare quelli che dovrebbero essere tempi brevi, almeno sulla carta: si salta l’udienza preliminare e si va direttamente in tribunale. Ma a tre anni dalla prima udienza, tra cambi di giudici e pandemia, l’istruttoria non è ancora finita. Forse lo sarà tra qualche mese.
L'inchiesta per la quale D'Amico è a processo (fascicolo del pm Davide Rosati) è relativa al doppio incarico, all’epoca dei fatti contestati, come rettore dell'università e presidente del cda dell'Arpa Spa (e successivamente della Tua, la società unica abruzzese di trasporto). Secondo la ricostruzione della Procura tra agosto 2014 e febbraio 2017 D’Amico avrebbe percepito indebitamente 57mila euro e questo perché, avendo assunto l'incarico all'Arpa e poi alla Tua (svolto gratuitamente), avrebbe smesso, di fatto, di svolgere l'attività di docente a tempo pieno, requisito che la legge prevede come necessario per poter ricoprire la carica di rettore. Da qui l'accusa di indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. All'ex rettore la Procura contesta anche il peculato per la consegna, nell'ambito della cerimonia «Welcome Matricole» del novembre 2013, di 10 tablet di proprietà dell'università, a titolo di riconoscimento, al personale tecnico di supporto all'intervento degli artisti Ficarra e Picone. «Dalla Tua non ho mai preso rimborsi», ha detto D’Amico, «se avessi voluto avrei potuto percepire perchè tutte le normative lo prevedono ma non l’ho mai fatto. Ho bloccato anche una donazione di due autobus da parte della Tua all’ateneo. Ritengo di aver svolto il mio ruolo da docente a tempo pieno». E ancora: «Essendo la Tua una società in house ne deriva la piena compatibilità del doppio incarico». L’ex rettore, tra l’altro, ha ricordato come in questi anni tutti i pareri arrivati, a cominciare da quelli dell’Avvocatura, abbiano confermato la legittimità di tutte le procedure.
A processo insieme a D'Amico ci sono anche l'ex preside di Scienze della Comunicazione Stefano Traini, accusato di abuso d'ufficio, e Mauro Mattioli nella sua veste (all'epoca dei fatti) di direttore amministrativo della Fondazione dell'ateneo, al quale viene contestato un episodio di peculato. Anche Mattioli ieri mattina si è sottoposto all’esame da imputato e ha respinto, così come già fatto, tutte le accuse. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Gennaro Lettieri, Renzo Di Sabatino e Tommaso Navarra. Il collegio giudicante è presieduto da Morena Susi (a latere Francesco Ferretti e Enrico Pompei).
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