L’imprenditore: mi sentivo sotto scacco

Arangiaro in tribunale come teste, parla del suo incontro con il marito della dirigente Mastropietro per una pratica bloccata
TERAMO. «Ebbi la sensazione di essere sotto scacco» racconta ai giudici l’imprenditore Antonio Arangiaro. Ci sono parole e facce che non si dimenticano. Soprattutto in un’aula di tribunale, soprattutto in un processo come Castrum istruito su un presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova che, chiuso il lungo (ed estenuante) capitolo delle eccezioni sulle intercettazioni, entra nel vivo con l’audizione di otto testi della pubblica accusa. Tra questi Arangiaro, noto industriale teramano fino a qualche anno fa azionista di maggioranza del gruppo Aran cucine conosciuto in tutto il mondo. Arangiaro parla come promotore di due grossi progetti di recupero a Giulianova: quello dell’ex palazzo Acquaviva e dell’area ex Forti su cui complessivamente ha investito cinque milioni di euro e che ancora oggi sono fermi. Racconta di quella volta che incontrò Stefano Di Filippo, marito della dirigente comunale Maria Angela Mastropietro, perchè un amico mi aveva detto «che poteva dargli una mano a sbloccare il tutto presentando delle consulenze».
L’assunto di base da cui partono i pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta decisi a dimostrarlo nel processo, e che resta il filo conduttore della complessa inchiesta che nel maggio dell’anno scorso ha portato ad otto arresti tra funzionari pubblici, imprenditori ed ex amministratori tra cui i coniugi Di Filippo, è quella dell’esistenza di un modus operandi messo in piedi dalla Mastropietro e dal marito, imprenditore edile, in cui far lavorare l’impresa di Di Filippo significava far andare avanti i progetti presentati all’ufficio comunale diretto dalla Mastropietro.Arangiaro in aula racconta di quel progetto Acquaviva «con cui volevo fare una cosa bella per la città, ma tutto rimaneva fermo». Il progetto subisce stop dalla Soprintendenza e dal Comune. «Per me», dice Arangiaro, «era una vergogna personale non riuscire a portarlo avanti. E come un malato che cerca soluzioni si può anche bussare alla porta sbagliata». Un suo amico imprenditore gli disse che c’era qualcuno «che poteva dargli una mano». Quel qualcuno risulterà essere Di Filippo che Arangiaro incontra a Colleranesco. «Mi disse che nel progetto c’erano irregolarità e che una sua consulenza avrebbe potuto sbloccare il tutto. Non ricordo se in quella occasione mi disse chi fosse la moglie ma ho subito pensato a questo fatto: come faceva a sapere tutte queste cose su quel progetto visto che io non gli avevo dato nessuna documentazione? Dopo capii che quelle informazioni poteva averle avute solo dall’interno del Comune». Arangiaro, uscito da quell’incontro, «di cui ricordo una sensazione sgradevole a cominciare dalle tapparelle che Di Filippo subito chiuse», chiese al suo braccio destro di occuparsi della vicenda. Ma quando quelle due consulenze di Di Filippo arrivano a destinazione il suo braccio destro Paolo Corradi (altro teste della pubblica accusa sentito ieri) gli dice: «Stiamo parlando di niente, è aria fritta». Quelle consulenze, per cui la società di Di Filippo chiede complessivamente 24mila euro, non saranno mai pagate. Precisa Arangiaro a questo proposito: «Non abbiamo mai pagato nulla perchè ho capito che era inutile. Pagare avrebbe significato buttare i soldi dalla finestra. Non abbiamo pagato perchè inutile e inopportuno e non abbiamo inviato le relazioni al Comune perchè sarebbe stato come accordarsi con questi soggetti». Per la cronaca va detto che i due progetti dell’ex Acquaviva e dell’area Forti sono ancora fermi e che per il primo Arangiaro ha citato il Comune di Giulianova in sede civile chiedendo un risarcimento danni di quattro milioni e mezzo di euro perchè, ha detto in aula l’imprenditore, « il Comune nel fare la variante al Prg si è dimenticato di chiedere il parere alla Soprintendenza per una realtà che ha dei vincoli».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

