«L’Infn dovrebbe fare la messa in sicurezza, è assurdo»
TERAMO. Secondo l'Osservatorio indipendente delle acque del Gran Sasso, un forum di associazioni che oggi alle 16 nella sala polifunzionale della Provincia ha organizzato un incontro pubblico sulla...
TERAMO. Secondo l'Osservatorio indipendente delle acque del Gran Sasso, un forum di associazioni che oggi alle 16 nella sala polifunzionale della Provincia ha organizzato un incontro pubblico sulla questione acqua, l’interpellanza d'urgenza dei deputati Serena Pellegrino e Giulio Marcon di Sinistra Italiana, tenutasi ieri alla Camera, ha prodotto una risposta (del sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, in assenza del suo omologo all’Ambiente) che lascia «basiti e sconcertati» perché, secondo l’Osservatorio, «ha di fatto messo in luce le gravi inefficienze della Regione Abruzzo la quale, avendo costituito dal 2011 una commissione tecnica per la valutazione della completa messa in sicurezza della protezione del sistema idrico Gran Sasso, solo dal 13 ottobre del 2014 ha individuato la necessità di acquisire gli atti della messa in sicurezza dell'acquifero nonché la necessità di attivare un piano di sicurezza complessivo dell'acquifero ed un monitoraggio continuo. Inoltre nella ricostruzione del sottosegretario emerge purtroppo, tramite l'ordinanza n° 66 del 22 marzo 2013 emessa dal capo del dipartimento della Protezione civile, che l'Istituto nazionale fisica nucleare, uno degli elementi di grave criticità per la sicurezza del nostro acquifero, è stato individuato quale amministrazione competente in regime ordinario per il completamento delle iniziative avviate dal commissario. Sono dunque tre anni che le autorità preposte devono condividere e comprendere che fare del più grande acquifero d’Europa». La deputata di Si Serena Pellegrino ha dichiarato: «Sostanzialmente la risposta del Governo ha eluso il tema degli 84 milioni già spesi per lavori e prevenzione su cui occorrerebbe quantomeno un’indagine della Corte dei conti, per quanto riguarda i provvedimenti per il futuro è necessario capire che tipo di opere si vogliono mettere in campo per evitare i soliti pannicelli caldi».

