L’ingegnere costretto a fare l’apprendista operaio
TERAMO. Sono numerose le storie di ordinaria precarietà in provincia di Teramo raccolte dalla Cgil. C’è quella di Maria, 42 anni, che lavorava in uno studio professionale da circa 20 anni con...
TERAMO. Sono numerose le storie di ordinaria precarietà in provincia di Teramo raccolte dalla Cgil. C’è quella di Maria, 42 anni, che lavorava in uno studio professionale da circa 20 anni con contratto part-time per 24 ore settimanali, ma 32 reali, per 750 euro al mese. Questo fino a quando il titolare non le ha chiesto di aprirsi una partita Iva, con un compenso lordo calcolato su 900 euro al mese, pena il licenziamento: accettando la richiesta, al momento Maria non riesce a guadagnare neanche 600 euro mensili netti. Poi c’è la storia di Francesco, 30 anni, ingegnere meccanico con dottorato di ricerca, due master e alcune esperienze lavorative all’estero. Al suo rientro in patria gli è stato offerto solo un impiego da apprendista metalmeccanico e, dopo alcuni mesi di lavoro, non trovando alternative, è emigrato negli Stati Uniti, dove è ricercatore in una università. O, ancora, la storia di Graziella, 28 anni, diplomata in ragioneria ma barista per necessità. Dallo scorso anno lavora con i voucher, dopo essersi adattata ad una serie infinita di contratti a termine, part-time, a chiamata, solo per scoprire che stavolta non è prevista alcuna tutela della maternità, mentre si trova al terzo mese della seconda gravidanza. (c.d.g.)

